sabato, dicembre 29, 2007

Poichè di Ella è il Regno dei Ciechi

sono testè tornata da milano. sto frequentando un po' troppo milano ultimamente, forse. sono testè tornata da milano, con un paio di sneakers (vedete? "sneakers". non va bene. sto frequentando troppo milano ultimamente) da terrona, una bici quasi nuova comprata dagli albanesi fuori dalla stazione fs, nuovi segni di unghiate sul coppino e morsi sulle guance, e un inferocito strascico ormonale, tanto che al mio sfrecciare sulla mauntainbike i rami ghiacciati degli alberi fioriscono e fruttificano.
sto frequentando troppo milano ultimamente.
al mio ritorno la vecchia magione è ormai una spelonca vuota e inospitale abitata da qualche scatolone.
la vecchia magione è sempre stata una spelonca vuota e inospitale abitata da qualche scatolone. nella nuova Casa l'entropia ancora spadroneggia, ciononostante io e l'agente vi ci rifugiamo già come procioni nel sottotronco di un faggio. come nella vecchia abitazione non è successo mai.

è un fardello, un impegno a tempo pieno, ma pure un privilegio, oppure solo un altra cuccia scavata nella merda, il fatto che
il motore di tutte le attività che amo svolgere è lo stato di grazia per cui, ogni volta, è come se fosse la prima, MA trascorsa con l'ansia e la consapevolezza e la foga paranoica (per cui seguiti a voltarti indietro per controllare l'arrivo di un potenziale ostacolo e/o frapponimento tra te e lo stato di grazia; ma, cristo, nel frattempo chi ce la fa a smettere?), proprie del viver l'ultima?
siete delle teste di cazzo se ritenete che questo stile di vita sia basato sulla contingenza e sul vivere alla giornata.
vivere alla giornata il cazzo.
tocca faticare di continuo, per costituire se medesimi un substrato affinchè la novità attecchisca ma non vegeti, affinchè essa cresca ma non muoia, calibrare l'istinto, calcolare le mosse, rimanere di vedetta sulle zampe anteriori, fare a coltellate cogli ego propri e altrui, accettare lo stato di fugacità e instabilità anche nei momenti in cui non la si tollera

et consumimur igni






in verità vi dico alle ore 23:59 | Permalink
giovedì, dicembre 27, 2007

chi non viene ascolta electro

in verità vi dico alle ore 14:06 | Permalink
giovedì, dicembre 27, 2007

racconto di natale


premessa: questo è un racconto di Natale, scritto a quattro mani con il mio amico Mattia, detto Agata (myspace.com/lelunghecigliadiagata), in un oretta circa mentre conversavamo su msn messengèr. Mattia detto Agata è stato buona parte del suo Santo Natale a farmi compagnia sul messengèr poichè mi trovavo a casa da sola, malata e senza pranzo di Natale. È vero diocane, non ridete, per una sfortunata concatenazione di sventure mi sono ritrovata in codesta spiacevole situazione. Comunque  evviva Agata, a morte i traditori, come l’agente per esempio, che ieri sera è uscito dal lavoro e al posto di tornare a casa a farmi compagnia, assicurarsi che stessi bene e visionare con me la trilogia di Indiana Jones, Piramide di Paura e le prime tre serie di Futurama, ha preferito andarsi a sbronzare al pub per poi tornare alle sette del mattino e lamentarsi di essersi sbronzato al pub, con il suo cazzo di ridicolo New Era natalizio nero, oro e argento, non dissimile dalla carta per fare gli sfondi dei presepi, o dal cartone per le confezioni dei pandori deluxe, lui si che ha mangiato e fatto cenoni consumato generi alimentari e s'è pure sbronzato e starà giocando all'aspirapolvere umano con la sua amica cacariso tossica, che se un giorno mi gira il cazzo chiamo le guardie e gliele faccio arrivare in casa, dicevo l'agente si sta scialando mentre io sto a letto da due giorni a bere brodo fatto col dado, essendo che, dovendo traslocare, nessuno ha piu fatto spesa.

ah ieri era anche il compleanno dell'amico Cosimo. auguri amico Cosimo. Che sfiga il compleanno a Natale.


tornando al racconto: il corsivo è mio, il resto di Mattia detto Agata.

 


Mia Nonna, Justin e il Bambin Gesù
Di Agata e Miss Violetta Beauregarde



A Natale non si dovrebbero avere le piante dei piedi sporche. Ma io da due giorni cammino scalza sulle piastrelle melange dell'impiantito domestico.
A Natale non si dovrebbero mangiare panini al prosciutto, ma consumare vivande a base di prelibatezze e scodellarsi libagioni raffinate, attingendo direttamente dalla cornucopia dell'abbondanza.A Natale dovresti ricevere gli auguri della tua metà sentimentale che ti promette mille fausti giorni di gaudio e prosperità, e non l'sms di auguri dell'attore porno con cui hai girato la scena hard per pagarti l'affitto di una merdosissima stanza nel cuore di Centocelle (Roma).
Ma tu non possiedi una ca nonica metà sentimentale.




E a natale non dovresti chiederti che giorno è, non dovresti improvvisare un mal di testa post sbornia per evitare di andare a prendere tua nonna moribonda che vive dall’altra parte di Milano, sapendo a priori che una volta che avrai le sue zampette incartapecorite tra le mani, mentre l’aiuterai a salire sulla macchina, non vorrai far altro che spezzargliele e coprire con un vaffanculo il suo urlare di dolore.
A Natale non dovresti pensare a quanta merda ti regaleranno.
A Natale dovresti volere solo la neve, forse. Ma nemmeno quella.

 

Però.
Però alla tele c'è Justin Timberlake live al Madison Square Garden di NY; Justin è un grosso. Justin non fa mai una stecca. Justin non sbaglia mai un passo. Justin è armonia, stile, perfezione, faccia di cazzo ma simpa, la quintessenza dell'Odioso, cioè del tipo che eccelle in tutto e non può nemmeno starti sui coglioni perchè non se la mena e sorride sempre. E io lo osservo dal mio divano letto autoprodotto, che alla bisogna si digievolve in Triclinio pomeridiano, troppo alla bisogna forse, giacchè sto iniziando ad accusare la formazione di piaghe da decubito come i vecchi.


 

Metto in muto Justin e attacco in sottofondo, nello stereo, i Port Royal. Scorrono liquidi come il latte sulla Bjork di Cunningham, i Royal sono degli ammazzavampiri e dato che ho bevuto barolo fino a sbrodolarmelo sulla felpa della festa e ho voglia di succhiare del sangue vergine, mi faranno del bene.
mi volto verso il mondo, che sta al di fuori dello schermo Apple, al di fuori delle stronzate agatiane, lontano dal mio Privat Party insonorizzato ai più e mi chiedo se davvero sia il caso di ritornarci in questo natale, se davvero c’è ancora qualcuno da salutare sul serio. Oppure sono solo sorrisi di plastica alla Black Hole Sun.

 

Una volta ho baciato uno dei Port Royal.

 

Una volta ho baciato uno dei Port Royal, uno degli Ammazzavampiri e il suo bacio aveva lo stesso sapore di quello che facevano sul palco, aspro. Confuso.

 

 Il Triclinio autoprodotto è la Torre di Cagliostro. è la Sacra Sindone, è la Sala Emergenza 1 di E.R. Medici in prima linea.
I visitatori di questa magione hanno presto imparato che non è abitudine sana entrare nella Sala del Triclinio e spalmarsi sul Triclinio medesimo, immemori e lascivi, per cercarvi il ristoro delle membra. A meno essi che non siano studiosi di malattie tropicali rare e mortali.


 

 Mia nonna, con quella testa grigiobluastra, con quell’espressione da Gollum, se ne fotterebbe della Regola Prima vigente nella Sala del Triclinio, si sdraierebbe anche nella culla di Nostro Signore venuto oggi al mondo, se la trovasse vuota. Perché lei è fatta così, è la vecchia stronza nei cartoni animati della Dysney. C’è sempre una vecchia stronza, che sia strega o nobildonna.   mi dice che per quest’anno niente regalo, perché ora lavoro e perché poi mi porta fuori a mangiare con tutti i nipoti, di cui mi fotto sega. Quel giorno starò con la mia ragazza, fottendomene sega di mia nonna, dei cugini, di Milano, del pianeta intero.

 


È Natale, e con le ultime due uova rimaste nel frigorifero ho confezionato una frugale frittata. Laonde, l'ho scodellata su un piatto di plastica bianca, per poi recarmi a consumarla dove, se non sul Triclinio. Come un nibbio o un barbagianni, che artigliato l'inerme scoiattolo si rifugia  nel nido a pasteggiare con esso.
Avevo il piatto poggiato sulle ginocchia.
Ho starnutito ed il piatto si è rovesciato e con esso il prezioso contenuto, sulla stoffa del materasso del triclinio.
E’ Natale, e ho finito le uova, e non ho mai imparato a deporle.


 

 Entra mio fratello, qui nella camera che ora sembra essere diventata sua esclusiva, dato che passo la maggior parte dei miei giorni in vagabondaggio ripiglio con consorte.
Mi dice che passerà il capodanno a casa di Caracciolo, l’attaccante della Samp, che ci saranno letterine e costantini, tette, culi, un paio di Magnum di Crystal e un paio di cervelli.
Faccio un cenno con il capo non schiodando gli occhi dalla biografia di Bill Viola e mi chiedo se ci sarà anche Cassano. Li vedo bene insieme quei due.
Poi i Port Royal sfumano nell’ultimo lamento, Justin inciampa nel concludere lo spettacolo, ma con stile. E faccio di cazzo.
Tutto finisce ed io prendo in mano il cellulare.

Sms:
A: Violetta
Testo: Mangiamo qualcosa insieme?
in verità vi dico alle ore 13:37 | Permalink
sabato, dicembre 22, 2007

notti danzerine nel capoluogo regionale della lombardia.
qualcuno spieghi ai milanesi che gli occhiali da vista non sono di alcuna utilità, se si indossa solo la montatura priva di lenti.


in verità vi dico alle ore 12:08 | Permalink
domenica, dicembre 16, 2007

Quando qualcuno dice:
questo lo so fare anch'io,
vuol dire
che lo sa rifare
altrimenti
lo avrebbe già fatto prima
(cit. B.Munari)

in verità vi dico alle ore 03:41 | Permalink
lunedì, dicembre 10, 2007

io sò il Dottore tu sei il Male Incurabile, che vuoi da me (cit. Benetti D.C.)
stavolta da una situazione interessante, puoi ricavare migolette di pane rotolate sotto il tavolo della mensa.
o tutt'al piu ti è lecito consumare un colpevole pasto tipo fantozzi, insipidamente all'impiedi e badando di masticare mentre il dottore nazi non ti guarda.
tu mancia!

ma a Noi (plurale majestatis) non è mai fregato molto nè della natura degli alimenti, nel del luogo e del tempo di consumazione. basta che nelle adiacenze sia sempre pronta una toilette e relativo WC con scarico funzionante.
io personalmente ho preso l'abitudine di non permanere in luoghi dove non sia ben visibile e raggiungibile il tasto di Espulsione Sedile.
buoiiiiiiing.


ah dimenticavo! incredibile dictu, stavolta non mi è consentito plasmare la situazione.
guardala dal lato positivo: e cogli la ghiotta opportunità di amministrarti l'emotività come se fosse il piano aziendale di una ditta di marmi e laterizi.


com'è che si diceva un tempo,
a buon intenditore, Barra Spaziatrice.


da una pubblicità di mtv: "libera il dj che è in te!"
anche no.
il dj, lasciatelo TUTTI QUANTI requiescere latente nelle pieghe dei vostri
layer di dignità.
grazie.






in verità vi dico alle ore 03:56 | Permalink
venerdì, dicembre 07, 2007

violetta scrive (18.10):
senti ma tu come va a uomini in sto periodo
ti sei fidanzata?

No refusi allowed. scrive (18.11):
si!!!!con un super nerd

violetta scrive (18.11):
dammi l'URL

No refusi allowed. scrive (18.11):
huahuahuahuahuahuahu
uhahuahuahuahuuha
mi piace questo piglio deciso
con cui hai detto URL
dando per scontato che avesse myspace

violetta scrive (18.12):
mala tempora currunt.



in verità vi dico alle ore 18:17 | Permalink
venerdì, dicembre 07, 2007



hate mail del mese.






(il Gel, informato sul contenuto dell'email, si tocca i coglioni e fa il gesto delle corna)



in verità vi dico alle ore 11:32 | Permalink
venerdì, dicembre 07, 2007

a:"questi film sul nazismo che mi passa carter sono monotoni, finiscono tutti nello stesso modo"
b:"e sarebbe?"
a:"che alla fine vincono gli ebrei"
sono tornata al nord.
io e l'agente abbiamo un trasloco da compiere. lasciamo la Magione degli Stronzi, la massicciata della ferrovia, le arnie di api assassine, l'alberi di fichi, le marmellate di roditori stanziali sul cavalcavia, il cavalcavia medesimo. le nutrie sovradimensionate e dal piglio cosi arrogante che quando stai pedalando verso casa e t'attraversano la strada, gli devi cedere il passo sennò ti seguono e ti lamano le gomme.
insomma a breve ci installiamo nella casa della recentemente defunta nonna dell'agente.
ella defunse quest'estate; il funerale avvenne una domenica mattina. brutta storia le cerimonie domenicali. che presagiscono un eventuale nostra partecipazione in after dal sabato sera, come è per l'appunto successo all'agente, che si è presentato alla funzione fatto di mdma come un culo, gli occhi delle Superchicche e quell'espressione da pirla tipica di un imbaratrato di empatogeni che cerca di conferirsi un contegno e rimane sorridente ma con gli angoli della bocca piegati all'ingiu nel vano sforzo di domare il gioione chimico.
inappuntabile.
ma tant'è, ora abbiamo una casa immersa nella civiltà del semicentro alessandrino, interamente personalizzabile ex novo, e ciò mi fa sborrare.

dont fuck with my lobo frontale!

nel frattempo, nei miei periodi capitolini, persisto nell'abitare nel fantozziano appartamento sulla tangenziale.
settimana scorsa ci è stato dato in affidamento per qualche giorno il cane Cheese. il cane Cheese è un incrocio tra uno staffordshire e altro molossoide di cui ignoro la razza. io adoro Cheese. è un piccolo alligatore peloso, con la stessa potenza kg/cm2 di un alligatore, quando serra le mascelle di colpo.
chissà come mai se esco di casa con il piccolo Cheese, nessun goliardico magrebino farcito di testosterone come un bignè alla merda osa rompermi i coglioni; e mi pare di passeggiare con in mano un ak47 carico.

settimana scorsa la doppia N aka il Cugino Merda mi ha sottoposta alla consueta marchiatura annuale, stavolta sotto il girocollo. ah, la doppia N spacca i culi a tatuare, controllate voi stessi qui ed eventualmente contattatelo, miserevoli sodomiti, recatevi allo Swan Song tattoo studio a Roma dove verrete cortesemente accolti e fatevi sbragare.

and before i hit the ground is there time could i find someone out there to save me
nel frattempo applico il principio del divide et impera carburando a pieno regime.
non ho nulla da perdere, peraltro, e le mani piene di carrarmatini in plastica.
che dispongo e sparpaglio sulla planimetria con movimenti misuratissimi
sorrido


a:"guarda c'è un posto di blocco in fondo alla strada"
b:"che minchia facciamo se ci fermano?"
a:"fingiamo di essere morti, come gli opossum"
b:"a questo serve national geographic channel"




in verità vi dico alle ore 10:19 | Permalink
giovedì, dicembre 06, 2007

"cristì, prendilo finchè sei in tempo"
non scrivo piu qui sopra perchè ho perso le istruzioni di montaggio.
che peraltro, erano scritte in sanscrito.
in verità vi dico alle ore 07:10 | Permalink