Think big, think positive, never show any sign of weakness. Always go for the throat. Buy low, sell high. Fear? That's the other guy's problem. Nothing you have ever experienced will prepare you for the absolute carnage you are about to witness. Super Bowl, World Series - they don't know what pressure is. In this building, it's either kill or be killed. You make no friends in the pits and you take no prisoners. One minute you're up half a million in soybeans and the next, boom, your kids don't go to college and they've repossessed your Bentley. Are you with me?
ma che protezioni di armaflex.
ti schiaccio come una merda, a piedi nudi.
innanzitutto cliccate qui, e diventate spettatori del primo video di miss violetta. girato in quel dell'aprile maggio 2006, all'autoscontro alessandrino della sagra del fagiano in umido. e se avete pazienza e voglia di cercarvi il post, che di sicuro io non ne ho, andate a rileggervi le traversie e le peripezie varie nell'archivio qui presente.
sono nell'abitazione natìa bergamasca e la connessione genitoriale a 56k sta causandomi crisi di narcolessia.
nel frattempo chi mi ha donato la vita si rivela la solita sòla.
nel frattempo mi premunisco di casco e protezioni di armaflex perchè il prossimo scaglione dimensionale che sto per varcare andrebbe assimilato all'ultimo livello di jungle boy performato da un parkinsoniano epilettico munito di joystick rotto.
nel frattempo, chi se le incula le protezioni di armaflex? tanto la clausola è che mi debba per forza schiantare su qualche superficie impattante. il buon viso a gioco del cazzo cela comunque, tragicamente, la sconfitta. credo invero che dovrei levare questi panni buiomimetici da ninja dei miei coglioni indossati e ostentati per una mera questione di orgoglio.
tsk.
la sagra della wallera
cari numerosissimi possessori di fotolog finto tuff/ hardcorepunk/ tatuati/ dell'america centromeridionale.
siete dei terzomondisti. rassegnatevi. ricoprirvi di tatuaggi traditional scrausi, indossare bandanine e canotte dei madball non fa di voi degli occidentali. men che meno, dei fighi. oltretutto supportate, immemori, la cultura che proviene dall'occidente che secoli orsono rifilettò il buco del culo ai vostri avi, gente peraltro vestita di gonnelline di piume d'uccello che seppellivano vive le vergini o presunte tali, nella speranza di far mutare le condizioni meteorologiche
white powder!
caro passante adepto di una sottocultura sinistroide xy, COSA CAZZO TI FA SUPPORRE CHE IO POSSEGGA DELLE CARTINE PER CONFEZIONARE LE TUE MERDA DI CANNE
i am a patient boy i wait i wait i wait i wait
e soprattutto le immagini mi ingorgano il cervello causando effetto imbuto.
e da quell'unico angusto pertugio scendono merdosissime gocce che faccio pure fatica ad appuntare qui sopra.
insomma una merda.
Da qualche settimana posseggo delle casse nuove per il computer. È stato assai difficoltoso scegliere un modello sobrio, funzionale, bilanciato in un equo rapporto qualitàprezzo, e che, soprattutto, fosse caratterizzato da un design dissimile da quello delle ceramiche da cesso. Intendo dire, ora butta l’accessoriato informatico esternamente modellato sulla falsariga degli apparecchi Macintosh. In verità non ho ancora ben compreso se l’accessoriato informatico Macintosh m’attrae o mi causa repulsione proprio per tale questione, chè il sito della apple pare la digievoluzione di un catalogo della Pozzi Ginori, diocane. bianco,
Ho da svelarvi l’arcano, cioè che, al contrario di quanto molti di voi auspicavano, nessuno mi ha incartato di botte tre settimane fa, né ho subito alterazioni ai caratteri sessuali secondari né mi hanno stirato sotto un camion. Semplicemente, le foto di me stessa insanguinata che ho messo su internet, appartengono al set di un film splatter con franco Trentalance a cui ho partecipato in quel della campagna di Todi, in qualità di vittima torturata. Credo sia palese che non ho un cazzo di voglia di farvi il resoconto; del resto non ero sola e nei panni della vittima albergava pure un'altra compilatrice di blog ovvero pornoromantica, leggetevi il suo fedele report che fate prima.
Sono tornata nell’Vrbe, e mi sento di nuovo a casa, protetta e avvolta da una tiepida coltre di affetti. Pochi mesi fa scrivevo, con l’avventato piglio da presa male che mi contraddistingue al principio di ogni mia nuova esperienza, che sarebbe stato sempre tutto una merda e che non valeva la pena lasciare pertugi aperti e scoprire spiragli di sentimenti di attaccamento verso il luogo, le persone, le situazioni. Ora mi scopro in disagevolezza ogni qual volta che mi appresto a lasciare la capitale. Mi scopro inerme lontano da qui, e un po’ mi vien da cristonare, ruminando sul fatto che abbattuta una dipendenza, divento subito il demiurgo di un’altra; e un po’ da sorridere pensando a come e quanto temessi questa metastasi disneyana di situazioni, luoghi, persone, cazzinculo, strade, voci, chincaglieria monumentale e sacchi del rudo, e a quanto ora mi faccia da nido e mi dia appigli. Ieri pomeriggio tornando da un impegnativo e poliassuntivo weekend milanese, avendo laidamente scroccato un passaggio in furgone ai jersey line di ritorno anch’essi, notavo come solo la parlata nell’idioma locale mi confortasse e mi facesse sentire calamitata verso
qui.
Nonostante ciò persevero nel bucare molteplici piani della realtà
sulle vostre facce le nostre feci
di nuovo nella mia casa dopo una settimana di erragione.
come sono andati i concerti di sta settimana? mi chiede loredana, al forte, dopo che la riabbraccio. bene, rispondo. c'era un sacco di gente. a tutti rispondo: c'era un sacco di gente.
peccato che io fossi, oggettivamente, un otre ricolmo di merda incartato su se stesso, zero fiato, zero spinta all'esternazione, zero coraggio di urlare, zero coraggio di. con un palo di frassino in culo e un black e decker nella meninge sinistra, consapevole di, per utilizzare terminologia autoctona, fare rate ar cazzo. avessi suonato accucciata dentro una scatola di cartone come fece napo un paio di anni orsono per un grosso festival, avrei dato sfoggio di maggior grinta e presenza, credo, hai voluto il decespugliatore, e mò decespuglia, sentenzierebbe ora mio nonno, buonanima. la realtà mi comunica con una non indifferente punta di sarcasmo che il decespugliatore s'è ingrippato, che tocca smontare e cambiare dei componenti oppure gettarlo ed acquistare una piu consona escavatrice. il sacco s'è svuotato, e nelle ultime due/tre date sul palco albergava un misero deforme sacchettino afflosciato nascondentesi dietro le gambe di un tavolino. mi fa schifo la musica che faccio, mi faccio cacare di default e ciò è esponenziale alla crescita di interesse verso la mia persona, crescita di interesse di cui il mio ego si ciba per esclusiva necessità di sopravvivenza ma il limite di self presa per il culo è già stato oltrepassato.
che poi non ho capito
che cazzo vi aspettate io abbia da dire?
lo so pure io che non ho nulla di interessante da servirvi.
nulla di non detto.
nulla di non pregresso.
che poi a me fa un po' pena mista a ilarità triste sto vostro generale atteggiamento da popolazione azteca in attesa del fantomatico montezuma di sta ceppa di minchia che con mirabolanti magheggi e frizzi e lazzi arriva e periodicamente vi dia in pasto qualcosa di originale, fico, glamour e fresh.
io ve l'ho sempre detto che non sono glamour e fresh, e sul non essere glamour e fresh voi c'avete fondato sta sorta di glamour e freshness che io ripugno.
le mie supporters sono piu fighe di me, e se non lo sono sicuramente sanno stare al mondo meglio della sottoscritta. state cercando uno sbarluccicare nella monnezza che non ha ragione di sussistere.
se su pitchfork media beck dice che sono il suo secondo disco preferito del 2006 io non c'entro un cazzo, cosa porcodio vi scomodate a scrivermi indignati o piacevolmente stupiti? buon per la mia etichetta che venderà qualche disco in più, ma oggettivamente, se a beck piacesse l'impepata di cozze piuttosto che la polenta e uccelli, a voi che cazzo vi cambia.
tocca aprire il cantiere
ammesso che lo si sia mai chiuso
al massimo mi sono messa a coglionare un po' i carpentieri.
salve. mangiamo salame con la maionese, facciamo le seghe coi piedi e infamiamo le persone non presenti
metto neoborocilline nelle lattine alle bambine
sicchè sono ad alessandria da circa una settimana, ci resterò fino a domani, che poi ho da suonare a parma in serata, poi sarò a milano, e poi scenderò a roma. mi stranisce il constatare che adesso il concetto di casa è traslocato nell'Vrbe, assieme al mio esiguo e minimalista carico di stronzate materiali.
non tornavo alla Magione Degli Stronzi da due mesi. l'agente per l'occasione s'era industriato di mondare la magione dal lordume accumulatosi in due mesi di assenza. sorrido al pensiero di lui impegnato a scrostare strati geologici di rudo, con martello e scalpello, da impiantito piastrellame e mobilia.
l'agente avrà presto un nuovo coinquilino che prenderà posto nella mia stanza. si chiama tommi, aka terronkeos. egli canta nel progetto hip hop dell'agente. che poi piantiamola di chiamarlo progetto hip hop dell'agente. non è un progetto hip hop. è hip hop e basta. l'agente ora fa quello. progetto hip hop mi sa di coglioni indie che per fare i revivalisti di stocazzo si mettono a fare le cose hip hop però sperimentali sbeffeggiando impunemente cose old school perchè se non facciamo le cose strane e originalone allora i nostri amici indie ci snobbano e le fighe di marmo con le scarpe a paperella.
insomma, tommi aka terronkeos prenderà il mio posto nella magione. egli è un degno successore. viene da zagarise provincia di catanzaro. tommi non parla mai. o meglio, parla a blocchi di dieci minuti ogni quattro ore, ed enuncia delle massime da vergare sempiternamente a fuoco. tommi fissa la gente con occhi vuoti. la gente ne rimane inquietata. quando gli chiedo "a cosa stai pensando" lui mi risponde invariabile e lapidario "a niente", sempre fissandomi con quegli occhi, e io non ho il coraggio di controbattere.
il fatto è che io non sono ancora pronta ad abbandonare moralmente la magione. mi sono tuffata dalla rupe alessandrina onde varcare le porte dimensionali del baratro romano, ed è stato relativamente semplice. una volta bendati gli occhi, e spalancata la bocca in un urlo propiziatorio, per me è semplice
compiere il salto nel buio. soprattutto perchè conscia del fatto che in realtà il salto ha più i connotati di un bungee jumping. ora che l'elastico sta per essere materialmente reciso (nonostante io sia a conoscenza del fatto che la magione degli stronzi rimarrà per sempre un porto sicuro), solo ora deficito di terra sotto l suole delle scarpe. e mi ritrovo a dover ricacciare indietro i lacrimoni ogni qual volta apro i cassetti di camera mia, ancora ricolmi di cagate inutili che non mì hanno seguito a roma, e pensare al giorno in cui dovrò per forza di cosa vuotarli per far spazio alle minchiate di tommi.
e stanotte mentre dormivo a ridosso della schiena tiepidina e sudaticcia dell'agente singhiozzavo piano avvertendo un dolore tipo angina pectoris ai polmoni, come se fosse stata l'Ultima Notte al suo fianco. mentre mi disgustavo dell'odore di faina decomposta che emetteva, e mi chiedevo colma di astio, ma dio sporco di merda, quando cazzo si è fatto l'ultima doccia?
e come al solito si constata che io ed egli non si sta stare vicini, nè lontani, nè cosi cosi.
e quindi commuovomi ascoltando gli hey mercedes sbirciando il tramonto dal terrazzo incorniciato dalla massicciata e allo stesso tempo agogno il momento in cui sarò in mountain bike sulla casilina a fare lo slalom tra i travoni alle nove di sera, con rob gee nel walkman;
e sorrido a 68 denti pensando alla Congrega delle Merde mentre facciamo saifa sull'automobile di napo, ma non sto piu nella pelle di tornare là dove ho lasciato, dario sul gianicolo alle 2 di notte che mi esplica la bio di TUTTI i busti di marmo presenti sullo stesso; le donne nella casetta davanti al Forte a cui scaricare carriolate muratoriali di paranoie mestruali e di cui accogliere le loro, e i relativi con cui dormire impilati come koala.
e salgono atroci dubbi sulle mie scelte quando mi ritrovo con l'agente performando un ping pong di stronzate attitudinali da un lato all'altro della cucina; ma se chiudo gli occhi risuona l'eco dittatoriale di louchano che mi ricorda che porcoddio violè stasera non ti drogare che domani tocca svegliarsi presto che andiamo al Quadraro a registrare.
resta difficile scrostarmi dagli occhi la lugubre imponenza delle notti di torino passate al fianco di seba, ma è parimenti difficoltoso celare la giuoia di riabbracciare emiliano il prosismo sabato sera.
sequitur.
non
so
piu
dove
cazzo
stare
il muscolo cardiaco mi s'è splittato in due.
e quindi?
e quindi, sbora.
heyla sodomiti emiliano romagnoli
giovedi 14 dicembre 2006
miss violetta beauregarde suona a
Veronika Club piazza bruno mora 7/a - zona ex salamini
PARMA
info 3472512143
ah dimenticavo.
è uscito il mucchio selvaggio di dicembre con me in copertina e un intervista di quattro pagine, quattro pagine sottratte impunemente al (roboare di trombe) Rock Italiano e I Gruppi Che Hanno Da Dire Seriamente Qualcosa(/roboare di trombe) , in cui parlo di una pletora di cazzi miei, peraltro di interesse zero per il lettore standard del mucchio, e in cui, in definitiva, non enuncio nulla di particolarmente interessante acuto o costruttivo.
ovvio che per voi è di interesse zero, a me invece fa comodo averlo nel c.v. musicale, assieme alla partecipazione alla sagra della porchetta di cinghiale di Costa Volpino, è bene ornare il proprio curriculo con questi vezzosissimi fregi.
del resto a domanda si risponde, e alla domanda "che cazzo stai facendo a roma" io rispondo in modo adeguato, non è che mi posso inventare le cose per apparire piu originale, quello lo lascio fare ai gruppi che prediligete; non avete ancora capito che non ho testa di pescare elementi random di culture e subculture di qualche lustro fa, mixare il tutto in modo accattivante ed ironico ma con piglio sarcastico disincantato e che strizza l'occhio ai riferimenti di stocazzo e blablabla
troppa fatica.
non so quanto vi convenga comprarlo dato che costa la bellezza di cinque euro.
e comunque, sabato 9 dicembre miss violetta si pregerà di palesare la propria presenza allo
spazio 211 in via cigna 211, torino
ingresso euri 6, si apre alle dieci, a seguire credo ci sia un dj set lussuoso di tale dj londinese o simili, jeff automatic, insomma qualcosa che implacabilmente non c'entra una sega con la sottoscritta e che sottolineerà il divario e la mia zapponaggine et assoluta mancanza di stile ed eleganza.
ma questo si era capito anche senza termini di paragone no?
vabbè, importa sega, portate i soldi che è uscito il disco nuovo.

prodigioso nevvero?
piu dispongo di sugosi concetti da enucleare ed esperienze da fissare con la scrittura, più volto le spalle a sto coso, e a quel migliaio di paio di occhi giornaliero.
domani torno al nord per una settimana. sento che tutto diverge e tutto sfugge al mio controllo.
sticazzi.