
una collezione di frammenti senza vincoli logici apparenti quattro lati due luci quattro ombre
Alle due virgola quaranta antimeridiane le articolazioni inferiori mi si liquefano sulle scale della abitazione romana, lasciano pozzanghere nere come è nero il punto di collisione stomaco/nocche delle mani, come è nero il punto di collisione guancia/palmo, come è nera quella costola che sembra traforarmi il polmone. Mi causa pianto quando rido e risate nel deliquio piagnucolesco. Lunedì notte. E’ tutto ammantato di un bel nero ossidiana come le famose Colonne Nere Che Attraversano Lo Spazio teorizzate dall’ex coinquilino Napo. Laonde, mi sento cosi internamente densa rispetto alla maggior parte degli autoctoni. Tanto che onde dimostrarlo materialmente, una di queste sere mi scaglierò fisicamente a caso contro la gente con cui esco, e ne sono convinta, mi trapasseranno da parte a parte, e io sentirò un lieve disagio compenetrativo ma nulla più. Del resto QUI, ogni fottuto giorno di merda, nell’atto di scagliarmi mentalmente contro alcuni di essi, mi ritrovo a combattere solo contro una fiacca resistenza testosteronica, persino nelle donne. Ma il testosterone è propedeutico al farsi alzare la minchia e rendere trofica la barba e i peli del, quindi (intro di risate amare e beffarde ) sai quanto cazzo è difficoltoso averci a che fare (outro di risate amare e beffarde).
Istintivamente non credo, nella maniera più assoluta, che l’Urbe sia ambiente preposto alla crescita di sentimenti di una certa valenza. Ho trovato alcune (poche e selezionate) persone delle quali mi cimenterò a coltivarne l’amicizia. ma se vogliamo parlare di “sentimenti”, lascerò il cuore a requiescere nel congelatore, per ere geologiche svariate. Sono arrivata, voi non credete in me di default, come io di default non credo in voi, nel modo più categorico e assoluto. con arroganza penso di non avere nulla da darvi, nulla da ricevere, e nulla da mettere in palio. Ciò che è accaduto lunedi notte ne è la riprova. Questo posto non mi vuole, e quando mi vorrà, avrà ancora da farmi inghiottire tanta di quella merda prima di tangere il punto d’accettazione, da farmela uscire dalle orecchie e dalle narici. Solo che vi è un minuscolo particolare da voi forse trascurato, o ignorato del tutto, cristina gauri alias violetta beauregarde alias heidi666 con la merda ci fa pure i pupazzetti di neve, ci addobba l’albero di natale, ci dorme, ci si veste e ci mangia già da anni 29 e mezzo. Quindi potete anche spararmi nelle ginocchia, froci, ma io vado avanti lo stesso, sui gomiti.
Nel frattempo
La Cosa giace esanime in un angolo. Faccio schifo al cazzo, ma non rimango barricata. No. Lo Spirito Jedi del Ciccione Livoroso conduce e conforta l’anima mia sui vasti sentieri del. Chiara si ubriaca e mi fa fare figure di merda apocalittiche e io la amo, decisamente, e non vedo l’ora che pure la Mia Sorella la conosca. Il Gel è sempre più molesto ma glielo si perdona, sarebbe come arrabbiarsi con un bambino trisomico sordomuto che combina marachelle. Do sfoggio di sorrisi di teflon più tendenti alle paresi facciali con vari astanti che già scremo e catalogo come poco influenti ma di contorno, parlo della hitlerjugend con Swaitz, ricevo consigli pragmaticoesistenzialisti sulla sopravvivenza romana e sulla sopravvivenza in generale dall’ottima Rossella e spero che Germana torni a casa tutta intera stanotte. Spero che il dottor Brullonulla, l’Agente e Juri si palesino al più presto in queste terre. Spero di riabbracciare presto Damir, e spero altresì che non apra un account su myspace, o meglio spero che lo apra per permettermi di premere pomposamente il pulsante DENY sulla sua friend request, cosi per sfregio punitivo, (non malignate ora, che io amo questuomo). Spero che TU non ti recherai a quella festa al plastic perché non ti si addice e perché chi va al plastic è un frocio fallito. Perché questa massa di punkrockers dei miei coglioni ci sfracella la minchia dandoci dei pirla giacchè ora frequentiamo giri hip hop, ed invece essi pur mantenendo lo status di (aperte le virgolette) punk (chiuse le virgolette) si recano settimanalmente in questo covo di troie e laidi sodomiti solo perché ormai i concerti non se li incula più nessuno e la fica va tutta li a farsi inforcare nei cessi da tre stronzi imbriachi come zampogne. Clap, clap. Dove sta la decadenza? Spero che arrivi presto l’autunno cosi potrò indossare la giacca Lonsdale nera da nazi con i pantaloni della tuta in triacetato. Spero, ora che l’assestamento psico-logistico mio è finalmente in atto, di riuscire a rientrare in quel paio di pantaloni che a luglio mi stavano larghi e ora manco riesco più ad allacciarli, dio stronzo. Poiché la tensione nervosa di queste ultime settimane ha avuto effetti deleteri sul mio essere fisico. Porremovi rimedio.
A tutto.
Un po’ troppo facile scrivere in mood propositivo dopo una carrettata di perno nel setto nasale uh?
e chi se ne incula.
i always promise i will walk in your shadow, i always promise i will act like i dont know
ho trovato casa, e domenica mi ci installo. gaudete, ma soprattutto, me la sucate tutti quanti.
talvolta questa vis astratta provenente dalle fogne di sto posto, presumo, risulta un po' ingestibile. o forse è ingestibilmente stronzo e riottoso il refolo di autostima che m'è rimasto, posto ancora più in basso della fogna medesima, e io ingestibilmente debole nel tentativo di ammaestrarlo.
odio rimanere fagocitata dalle situazioni. odio quando l'entropia me lo mette in culo.
odio il non ritorno. odio le macchie sul curriculum. odio quando entro nel loop coccodrillesco.
fortunatamente qualcuno ieri sera m'ha destato dal sopore dei trick mentali, che sono solita adoperare per acquietarmi la coscienza sporca di merda, detta papalmente.
per ora, egli sta risultando una persona valida.
sublime come, con estrema arroganza e totale mancanza di tatto m'abbia tirato una sacchettata di letame in piena faccia studiando il momento meno opportuno per farlo, ergo il più opportuno per farlo. solitamente sono grata alle persone che si prendono la briga di infierire sulle mie bestialità. lo ritengo altruista, in un certo qual modo.
ah si e odio anche questo mio ossimorico lato caratteriale, che talvolta ho bisogno di sprangate sulla spina dorsale per camminare a schiena diritta.
osservo sta stanza di laboratorio piena di provette con una targhetta e un nome apposta sopra ciascuna e annoto. qua l'elaborazione pare laboriosa.
e adesso come faccio?
i cilici di crine e punte di rovo secco stanno a zero, tocca procurarsi una paresi facciale sorridendo fuori e innalzare il lavori in corso dentro. speriamo di non cagarci addosso dallo sforzo. non sono mica una stronza. o meglio, non sono stronza fino a questo punto. anche perchè ora non ci sta più nessuno a pulirmi le terga.
a novembre dell'anno scorso scrivevo questo
come è giusto che sia il mio percorso di tanto in tanto devia dall'andamento spiraloide (ma permettetemi di nutrire dubbi sulla spiraloidità dell'andamento, che a me pare piu una matrioska di circonferenze collegate da porte dimensionali varcabili a piacimento) e una porticina ci si spalanca magicamente sotto ai piedi e noi (plurale majestatis) mollemente scivoliamo nell'Abisso.
mi sono macchiata, sono immonda, sono stata cattiva, mea culpa, genufletto. parole.
la genuflessione è una posizione discutibile ci hai mai fatto caso? indica pentimento e contrizione, ma anche le puttane si inginocchiano nella pratica del meretricio e non certo per reclamare la loro fetta di Redenzione; il gesucristo che ti impone le mani sul capo ha intenti salvifici oppure vuole solo schiacciarti la faccia contro il cazzo? assillata da questo dubbio io non mi genufletto, io mi stacco le braccia a morsi, le infiocchetto e te ne faccio dono perchè comunicativamente non valgo un cazzo, incespico e mi impiastro nelle parole e trovo piu comoda ed immediata l'automutilazione dell'aspettare che il separè di titanio che ci divide in queste situazioni si smaterializzi. non mi hanno istruita a modo nell'arte di attendere che il porco dio si dipani, devo squarciare la nebbia a colpi di machete e sventrare la defaillance, soffocare le urla della coscienza a sprangate e incollarmi le palpebre col bostik.
allora posso respirare, con la testa infilata in un cumulo di ghiaia. porvi rimedio.
ho da rimettere in discussione quel par di punti.
l'angolo della meta-polemichetta
ma a voi interessa sul serio, dopo tre anni, di quello che scrivo qui sopra? oppure state solo onanizzando e cercando di intelligere leggendo tra le righe che cosa io stia combinando qui?
stanotte il rottweiler non russava ma biascicava pesantemente. "se vuoi ci sono dei giornali da leggere" "nah, è più interessante osservare il tuo cane che ansima" del come l'etologia non sia acqua.
nel frattempo La Cosa rimane nell'angolo in penombra, silente, e sorride.
dio cristo, stai lontana almeno tu.
almeno qui.
Quella sensazione come di “tò, ho testè combinato una grossa stronzata”
Profughizzo in quel di Roma, come al solito, i miei sforzi nella ricerca di un alloggio o rifugium peccatorum che dir si voglia hanno forse trovato risoluzione. Incrocio le falangi.
Scrivo dal Quadraro Studio, Louchano registra Cole, e Metal Carter dirige, io accucciata in un angolo osservo e disquisisco con quest’ultimo sulla indiscussa grandezza artistico/precursoria di Marco Masini a fine anni 80 e ogni tanto pesticchio sulla tastiera. Il Quadraro Studio nel suo linoleum rosso e anecoico grigio topo e bandiera della morte e casse e monitor neri assume l’aria di un Maestoso Tempio del Porcodio, e idealmente non ci va molto lontano considerata la contenustica del prodotto musicale medio uscente dal Quadraro medesimo (E ciò va visto con sole accezioni positive.). Maestoso Tempio del Porcodio si, ma ormai cosi famigliare e accogliente per la mia persona. Mi piace stare qui accucciata e osservante silente il processo di creazione. È come assistere a velocità mega fast forward alla fecondazione di una cellula uovo, e le successive suddivisioni in morula, e l’impianto embrionale, e gradualmente osservare il feto crescere meravigliosamente affetto da palatoschisi, o con due vezzose teste a mò di giano bifronte, o con una mano cresciuta in mezzo al petto. Mi piace altresì prenderne pure parte, al processo creativo, giacchè ormai Violetta ufficialmente registra qui.
Ieri sera constatavo con apposita compagnia notturna che finire arsi vivi in una bara abbronzante (aka quei lettini a forma di sarcofago, con apposito coperchio alzabile) sia una morte singolare ma invero affascinante. questa immagine mi si è incistata a tal punto nel cervello che la sto sognando in loop da due notti, con conseguenze comiche sul mio equilibrio psicofisico notturno. Inoltre, non credevo possibile che un rottweiler femmina adulta potesse essere in grado di russare al pari di un homo sapiens maschio 60enne.
Mi manca il mio coinquilino, mi manca la sua logorrea infinita e snervante su stronzate reiterate alla nausea da ormai un lustro, mi manca la puzza di sabbia di gatto (usata) che m’assale perentoria quando apro la porta di camera sua la mattina per svegliarlo, mi manca vederlo che si prepara il condimento per gli spaghetti versando la conserva fredda di frigo sopra la pasta appena scolata, e a seguire, mezzo panetto di burro e qualche cucchiata di formaggio grattugiato, mi manca sentirlo registrare i suoi pezzi vergognandosi della mia presenza, mi manca sorprenderlo che si struscia ubriaco su ragazze che non gliela daranno mai, e che se gliela daranno gli faranno rimpiangere di aver eiaculato ogni singola goccia di sperma, allargandosi esse come torte lievitate e rompendogli l’anima fino al giorno dell’Apocalisse. Mi manca il fetore di cassa da morto scoperchiata della sua biancheria intima usata, che io strenua mi premuro di lavargli. Mi manca la sua maniera cosi ferocemente menefreghista, superficiale ed egotica di sdrammatizzare i miei egotismi e i miei psicodrammi. Mi manca perché la nostra presenza contemporanea è condizione affinchè ci si possa spalleggiare vicendevolmente con le nostre gag del cazzo e si possano monitorare le circostanze con due paia d occhi pressocchè gemellari, e scambiarsi sguardi d’intesa immediati e sincronici, e ridere per la stessa grottesca percezione e filtraggio della realtà. E se questo secondo voi è poco. E invece tutto questo ora tocca spalleggiarlo da sola, tocca fare lo schiavo egizio di stocazzo che si porta appresso quell’indicibile peso dell’estraneità alle situazioni, peso che va alleggerendosi man mano, e che, rispetto alla prima volta che arrivai qui, è un fardellino lieve e sopportabile, ma comunque presente, e chissà quando si dissiperà. Laonde, sono oltremodo felice che egli scenderà giovedì e venerdi onde presenziare a questo concerto che mi dicono di pubblicizzare, e se non siete degli immondi rotti nel culo e vi trovate in quel di Roma sarebbe cosa saggia recarsi nel suddetto luogo pubblicizzato.
Mi manca anche la mia Sorella, e chissà ancora per quanto tempo non riuscirò a vederla, dio di quel cane rognoso.