
Consolatium misero comites habere penantes, ma stocazzo.
Constato come sia oramai di nessun effetto il training autogeno che opero su me stessa alle ore due antimeridiane. Aka, non serve piu a un cazzo. Siamo assuefatti al Nido nella Merda, esso ci si è stratificato addosso ed assurge ormai tristemente allo status di Prigione nella Merda. La prossima prospettiva è il cavalcavia e relativi oggetti contundenti scagliati da, approfittando della tenebra. Il passo che segue è apporre delle pietre sui binari della torino alessandria, sulla massicciata davanti a casa nostra, e poi stare in veranda e osservare il treno deragliante. E poi sorridere se ci viene addosso con gran rovinare di travi laterizi e calcinacci e spoltigliamento delle nostre interiora, che almeno saremo riusciti a lasciare il segno da qualche parte, in finale. Qui non c’è più un cazzo che ci appartenga, se non la polvere, le pantegane e le sterpaglie, quattro troie frustrate del pub del cazzo che ci provano con l’agente, e i laidi colleghi di lavoro dello stesso che cercano di adescarmi sulla superstrada in parte ai distributori dei travoni, quando torno a casa alle due di notte e mi incrociano in auto. Almeno avessero da offrire del perno. Questo posto è talmente un buco di culo di merda che persino il caramba stronzo che mi ha chiesto i documenti l’anno scorso, perché sgamatami a conversare ubriaca coi suddetti travoni, s’è fermato apostrofandomi con un “ma tu sei violetta beauregarde?”. E non mi scomodo nemmeno a esprimerlo con eloquio pomposo. Tutto affanculo, e stop, e non v’è bisogno di trovare ampollosi giri di parole per enunciarlo. La palestra stilistica sta a zero, in data odierna sono più preoccupata dal fatto che bastino le budella di una nutria investita sparpagliate sul selciato a catturare fanciullescamente la mia attenzione, manco avessi avvistato l’ultimo esemplare di Raphus cucullatus alias Dodo aggirarsi guardingo sul porfido di via roma. Siamo talmente assuefatti al vuoto pneumatico e alla solitudine e alla noia che persino un interruzione di corrente dell’illuminazione pubblica al bivio san Michele, che rende perigliosa la deambulazione in bicicletta, mi fa fremere di gaia trepidazione per l’evento, per il fatto che mi fionderò giù dalla discesa del bivio senza mani sul manubrio, nella tenebra più integra, urlando quella canzone delle team dresch remember who you are, it makes up who you are, e cercando di crederci. E poi cristonare perché la discesa è finita ed è finita la sensazione di premorte, e allora mi infilo contromano in una strada random, e non bado ai passi carrai, e il pensiero più positivo è lo scaramantico “spero che il tutto avvenga in modo pressocchè indolore”, come cosi ho pensato ridendo lunedì sera, nell’appoggiare la faccia sporca di sbocco sulla spalla di un conducente di motoveicolo più fatto di me, e poi beata e tranquilla e immemore mi pascevo del vento in faccia, che tanto è uguale, mentre il ciclomotore barcollava . Perché sostare a ripigliarsi quando puoi giocare un altro po’ alla roulette russa degli stronzi?
The world in oyster locked in a shell, you like the taste of it but cant take the smell
Ci tiriamo fuori di qui caro coinquilino, da subito, e ti perseguiterò implacabile come il delirium tremens finchè non avrai schiodato il culo, che senza di te non me ne vado, non ti lascio qui da solo a pietrificare in questa casa usher versione valpadana, a ubriacarti da solo e ingobbirti su canzoni bellissime che rimarranno a frollare nel tuo hard disk per l’eternità. Non posso permettere che la tua più alta aspettativa di vita sia finire divorato dall’acido fluoridrico della tua fabbrica di merda o gasato di sarin o esploso o caduto da una torre, mentre passi i turni di notte con colleghi di lavoro ignoranti come boasse di vacca secche che provano gusto nel mobbarti affettuosamente e tenerti inchiodato in quella fogna a nome Solvay Solexis, poi torni a casa e nella migliore ( o peggiore) delle ipotesi trovi me con un blocco di pietra lavica al posto del cervello che sbatto pugni sui tavoli e scardino infissi. O nella peggiore (o migliore) delle ipotesi torni in mia assenza, chè sono scappata in qualche luogo a raccontarmi stronzate, e ancor più frequentemente, a farne. Morirai qui sennò, e tutte le tue ex tranne me verranno sulla tua lapide a cagarti sopra la foto, e ad apostrofarti beffarde “Hai visto? Te l’avevo detto coglione”
Non vorrai per caso tributare ragione a quella sottospecie di travone nasuta con le tette a sciarpa, o alla commessa fallita della feltrinelli con le mutande di manu chao (la commessa ha le mutande di manu chao, non la feltrinelli) e che ha chiamato il gatto Ganja, o a quella specie di grizzly cristiana positivista del cazzo trapiantata milanese che mi dava della tossica. Cosa t ’hanno conferito? Cosa t’hanno sottratto? E a me cosa è rimasto di ciò che ho dispensato? E dello stoccaggio di quello che ho depredato? Io non permetto a nessuno di praticare scatting sulla mia lapide, almeno non prima che mi chiudano in faccia il coperchio del cofano di legno.
Continuando a dragare indiscriminatamente nel petrolio abbiamo tirato su solo oggetti imbrattati di merda nera, a pescare a strascico nella disperazione abbiamo tirato su solo disastro e disgusto. E non mi illudo, continueremo a farlo, ma intanto cominciamo a sciacquarci dal cazzo da qui. Continuiamo a farlo perché è nella nostra natura et inclinazione et c’abbiamo l’alone nero intorno tipo coso viola dell’aidiesse. Non è pigrizia come la suddetta grizzly sosteneva. Solo, non siamo stati illuminati dalla cosiddetta grazia divina di stocazzo che può essere rappresentata dal gesucristo, un indottrinamento salutista, o altra corrente pseudofilosofica che me la può sucare alacremente. Non è che siccome TU grizzly credi in qualche cosa, allora io sono la stronza. Non è che siccome a te t’hanno regalato un sogno e non c’è niente che hai bisogno, io devo bearmi teco della vacuità delle tue serene e superficiali stronzate. Dici di ricercare l’essenza e i veri valori e il significato della vita, salvo poi arretrare come vlad l’impalatore davanti ai crocefissi nel confrontarti con qualcuno che non si vuol far coadiuvare e/o catechizzare dalle tue teorie prestampate da mongoloidi. Vai in crash se non rientriamo nelle tue schematizzazioni da test di rorschach fatto con le macchie di merda. tu vuoi infondere giuoia e serenità e speranza, io preferisco sblastare a ferro e fuoco la mia esistenza e quella altrui, marchiare tutto come le chiappe di una vacca (vacca inteso nel senso di mucca e non di donna dalla vasta esuberanza sessuale), livellare le macerie e ricostruirci bellamente sopra. Le situazioni e le persone sono come cipolle, o matrioske, o sarcofaghi egizi concentrici. Io personalmente amo sbucciarle fino all’osso, e arrivata all’osso lo scortico e me lo suco fino al midollo, e quando è finito pure quello tiro su pure le briciole dal tavolo comesappiamochi. io non faccio ingresso nel tunnel tanto per il gusto di percorrerlo, prediligo tastarne le pareti. Io non mi tuffo in un lago di pece solo per il gusto di rimanerne imbrattata. Cerco dieci secondi di bellezza atroce rimestando in cinque ore passate con stridere di denti spasmodico, fissando il cassone di un pianoforte con la certezza assiomatica che ne uscirà un morto vivente a incularci tutti e fissando un quadro orrendo con la convinzione che la tizia raffigurata mi stia fissando, per poi accorgermi che sono appoggiata con la fronte al cranio di qualcuno che per un lasso di tempo irrisorio sta rantolando in sincrono con me. E sorridere per un nanosecondo con un angolo della bocca. Trovato l’attimo. Valsa la pena. Fine delle trasmissioni.
Qua nulla vale la pena per nulla.
Coinquilino, abbiamo già colto in toto da parecchio tempo la bellezza del non potersi e non volersi raccontare stronzate, e del non promettere niente, e soprattutto del non aspettarsi una beata fava di nulla, cosicchè tutto ciò che arriva inaspettato è come biblico nutrimento dal cielo. La accendiamo? Me la appoggi?
ah si volevo aggiungere un'ultima cosa per tutti i miei amici che mi stanno seguendo da casa
Sborra