agente: ho bisogno di affetto. di stringere tra le braccia qualcosa di morbido.
io: ti regalerò un pelouche.
agente: no, voglio qualcosa senza peli.
io: ti regalerò un pelouche glabro.
agente: un pelouhe glabro è un ossimoro.
io: tertium non datur.
agente: troia.
d'altra parte che cazzo vuole, l'agente dovrebbe solo ringraziarmi, gli ho pimpato la faccia con un occhio nero cosi, sempre se non racconta in giro che le ha prese da una femmina, ha anche acquistato credibility da rappuso presso i suoi simili, e io anche più di lui volendo.
Dopo codesti accadimenti uno dei titoli papabili per il demo dell’agente è senz’altro Prognosi Riservata, sottotitolo: sono fuori per il cash e per le mazzate, ma credo risulterebbe troppo poco autoglorificante.
Era da tanto che non disquisivo sull’agente, mi ricorda infatti l’ottimo amico Ravex, avrei anche dell’anedottica sugosissima sulle sue ultime conquiste ma stavolta opto per il soprassedere pietisticamente
Arrivederci a tutti, io me ne vo per la Sicilia, mi dicono che suonerò in mezzo ad un agrumeto.
Vi lascio con
a) foto dell’agente
b) link alle prime due recensioni premature del mio disco aka prima che esso sia uscito.
fake trainIl mio mondo è una bara enorme (cit)
Venerdi sera alle ore 23 circa miss violetta suona al flow:er festival (il nome non l’ho scelto io) (http://www.flow-er.com) in quel dei Mercati Generali a Catania. Accorri numeroso, appaiono molteplici gruppi in cartellone, tutti rigorosamente che non c’entrano un cazzo con la sottoscritta come d’usuale, non ve li elenco tanto non so manco chi sono, andateveli a spulciare sul sito.
L’ambiente indie siculo e in generale del sud italia trasuda seriosità sperimental-intellettuale che va ben oltre il mio range di adattamento. Intendiamoci, non che sta cosa mi stia in culo. Del resto, mediamente, sono delle persone normali e gradevoli, essi non si vestono nemmeno da froci sfigati come nel vanesio norditalia. Semplicemente però, quando un tonnellaggio abbastanza cospicuo di persone mi si avvicina, per mail e durante i concerti che tengo al sud, in generale, per pormi quesiti tipo: “hey ciao ieri sera ho visto questo gruppo che ti sarebbe piaciuto un sacco, si chiamano the anaconda bottigliettas, sono un side project della sorella focomelica di kim gordon, la line up è composta da lei che per ovvi motivi può solo prendere a calci dei barattoli, un gay di san diego vestito come adriano panatta che suona la cinghia di trasmissione e un organo bontempi a ventola dell’85 e un tizio raccolto a cazzo per strada che urla frasi random della torà. Li conosci? Hanno spaccato.”
Ora, lasciate che vi prenda per mano e v’accompagni meco nel meraviglioso mondo dei miei ascolti musicali. Lasciando da parte la mia ultima impetuosa virata sull’hip hop (talmente impetuosa che perfino seba contagiato da tanto strabordante entusiasmo ha idealmente gettato dal finestrino dell’opelcorsa i cd di supersuckers e radio birdman per ________________ (inserire elenco di gruppi rap italiani) ), la musica più intellettuale che può passare nel mio stereo ultimamente sono gli eyehategod, o al massimo i palatka se proprio vogliamo fare i fighetti. Con ciò ho esplicato. Ora, necesse est ammettere che io produca musica rumorosa e di difficile digeribilità, ma non per questo sono tanto masochista da accostarmi me medesima a gruppi di merda tipo il mio, o peggio dei crossover di generi già di per sè odiosi senza ibridazioni, spacciati come contaminazioni sperimentali e sinergie di influenze e sta sugosa ceppa di minchia. Sta musica è divertente crearla, non certo ascoltarla, almeno per il mio gusti, posso affermare con una certa sicumera che un individuo come che so,il signor Merzbow per dirne uno a caso, non spreca le sue ore ad ascoltare i drone di rumori di camole (larve) del formaggio di monte amplificate con microfoni a contatto, flangerate e riprocessate coi delay, al massimo si diverte a farne uscire dischi per mongoloidi con tre rumori del cazzo, farci del discreto cash e gaudere a bocca larga alle spalle di chi lo considera il guru della sperimentazione bla bla bla bla."anvedi sto pappone demmerda" "ed è pure frocio"
io (cazzeggiando sul computer): ma che cazzo di musica stai ascoltando? Paiono negri preistorici registrati male
agente (cazzeggiando sul suo computer): sto vagliando delle canzoni di vecchio funk per ricavarne dei samples di batteria soddisfacenti
io: ma non è il tuo background culturale. Mi sembri quelli del club delta in animal house che vanno nel locale di negri e salutano otis e lui non li riconosce
agente: i samples non li trovo appesi agli alberi, e i negri hanno i samples migliori
io: prova a campionare nino d'angelo invece.
(sottofondo del suddetto "e si capisce! chill'ommemerda!" parte la canzone "disoccupato")
agente (campionando uno shot della succitata canzone): si però dissento, non sono mica napoletano
io: ma non sei nemmeno negro.
agente (prostrando il capo mortificato) : troia
dura lex.
Da ieri sera il video di miss violetta sborregarde è in fase di montaggio. Si quello che girammo alle giostre fratelli Massa un mese e mezzo fa alla fiera del culatello di Alessandria. Che poi scoprimmo solo due giorni dopo l’averlo girato, che mondo marcio ne aveva fatto anche lui uno al luna park. Ma sti gran cazzi, lui ha girato un video da checca nella sala degli specchi e seduto sul calcinculo, metafora di vita direi, noi invece autoscontro street justice in fisheye con gli stacchi in primo piano dell’albanese butterato padrone della giostra, cappello a visiera di una ditta di tondini edili e giacca di jeans col collo di pelo. Altro che camouflage. Budget del video: proibitivo, 70 euro tra gettoni dell’autoscontro e l’ungere il butterato perché tenesse aperto nonostante fossimo i soli presenti sulla pista. Il butterato era curiosamente divertito, a un certo punto ha, ha, come cazzo si dice il participio passato di esigere? Esatto? Esigiuto? Esunto? Insomma esigette che i cameraman operassero un pomposo stacco sull’insegna autopiste fratelli massa, egli gioiva come un infante, apparirà in televisione gli è stato detto, e l’agente ha giustamente fatto notare che la sua seconda ed ultima apparizione sui media avverrà presumibilmente su cronaca vera, in un articolo in cui si informa che il sig. massa travolto da folle impeto amoroso ha massacrato a martellate la sua amante di valona buttandone, in seguito, il corpo in un recinto per maiali, che prontamente ne consumarono le spoglie. Due prodi e fidati tennici si sono installati a casa nostra per montare il video. Essi posseggono dei computer mac. Il computer mac mi inquieta. Stanotte bevendo il caffè in cucina, solitaria, lo osservavo tenendomi a distanza di sicurezza, avendo il terrore che esso potesse deatomizzarmi con un vento solare uscente dalla mela cotogna luminosa. Narra la leggenda che le icone del mac si possano dischiudere con un cenno del capo, e che se appoggi una mano agli altoparlanti ti viene risucchiata l’energia vitale, e rimani a giacere sulle piastrelle disidratato e con le venazze in rilievo. Invero, vi sono altre attività per cui rimani a giacere sul piastrellato con le venazze in rilievo, ma soprassiederemo.
oggi la massicciata della ferrovia e i muri arroventati del cavalcavia di san michele urlano. No, aspe, non è corretto assumere che urlino. il termine adatto è ululano. o guaiscono. E io rimango in bilico tra la speranza dolorosa che qualcuno t’abbia raccattato, vivo, per strada, e il doloroso porre fine all’angoscia nel trovarti gettato in qualche fosso come uno straccio, e l'agnoscere il cazzo di posto dove io possa trovarti. Per lo meno, determinerebbe la parola fine, qualsiasi significato gli si volesse attribuire.
Io non sono sola quando rimango fisicamente sola.
a questo proposito, dottor zubongo, donami il coraggio di uscire di casa domani e giorni successivi fino alla fine della settimana. e omaggiami di una spranga di ferro, e una poderosa corazza rinforzata sulle terga, e conducimi sui sentieri dell’accortezza, e fa che io sia giusta e retta e previdente e strenua. Dio che immagine ridicola, io con una spranga di ferro e un’armatura.



Orbene, sporgendomi guardinga dal tronetto di marzapane sul quale poggio le terga da 29 anni, mi autosottopongo all’ammissione coatta dello sfavillante, clamoroso, raggiante dato di fatto. Aka, non ho imparato un cazzo dai miei errori, non ho capito un cazzo della vita, e nutro esigue speranze che questo status possa digievolversi in una situazione di maggior responsabilità e rettitudine. Lo urlano, paonazzi in volto, i pattern comportamentali da me assunti, scorrendo lesti, mese dopo mese, anno dopo anno, sotto le mie incredule cornee “ma come, io mi sento d’esser cambiata, migliorata, avverto netto l’incremento del delta di autocoscienza dal momento t1 al momento t2 (che alla fine è una merdata, perché enunciare a vuoto “aumento del delta di autocoscienza” è come tirare fuori il cazzo e mostrarlo a tutti, dall’autocoscienza a regola dovrei attingere allo scopo di apportare migliorie alla mia condotta, mica utilizzarlo a mò di gagliardetto “hey!meraviglia!guardate!guardate! cagatemi!incremento!”) il coleottero di plastica posto sul davanzale dietro lo schermo del pc accenna muoversi e mi sorride dalla sua bara di plexiglass. Può un esemplare in plastica di Phalacrognatus Muelleri maschio sorridermi e zampettare senza che io assuma droghe di qualsivoglia tipologia? Prodigio! Ma cosi è, gaudeamus. Critico tanto il mio ex coinquilino tacciandolo di paraculismo (il che comunque corrisponde al vero) e di sborrarsi addosso con la retorica e gli escamotage linguistici (parimenti vero) ma io che faccio? Mi incapretto nella retorica del “se enuncio tutto ed il suo contrario o complementare mi salvo il culo da eventuali strali accusanti incoerenza lanciati nella mia direzione”. Ma tutto un tratto non me ne fotte piu un cazzo, perché è l’ora del variopinto compendio farmacologico del dottor zubongo e la vita m’arride. Lunga vita al dottor zubongo, alle donne morte in seguito a misteriosi attacchi cardiaci, alla metforninacloridrato, alla pancreatina e al deidrocolato di Na, all’iperattività indotta e ai regimi alimentari buffi. Le piaghe sulle nocche delle mie mani guariscono. E io a mò di giano bifronte mimo serenità dal lato a e reprimo sfregi di fiancate di autovetture dal lato b.
Se tanto mi da tanto, ora esci con Rita Levi Montalcini
Interlocutore non casuale “hey il tuo amico deve aver studiato davvero tanto! Usa delle parole nei discorsi che io pronuncio una volta al mese se va bene”
Io “vocaboli tipo?”
Interlocutore non casuale “tipo, ‘attenua’”
Vorrei possedere la mutazione di Kitty Pride. Invece assai sfortunatamente esercito i poteri del Senza Volto.