seba (uscendo dal mcdonald): come ti porresti se lo sperma sapesse di milkshake alla fragola?
io: praticherei l'ingoio con maggiore entusiasmo e non solo per una sorta di convenzione sessuale
seba: ma perchè, non ha un buon sapore lo sperma?
io: lo sperma lo si beve come atto di amore, o di passionalità, se mancassero i presupposti sessuali non mi coglieresti mai nell'atto di mangiarlo golosamente a cucchiaiate da un barattolo, o spalmato sulle fette biscottate la mattina
seba: sei proprio una scrittrice
"non vedevi l'ora di cagarmi sulla gamba vero?"
amo sovrastare le persone più alte di me.
non c'è piombo che ferirlo potrà non c'è fuoco che bruciare lo faaaaaaaaaaa
M: Don't you hate that?
V: What?
M: Uncomfortable silences. Why do we feel it's necessary to yak about bullshit in order to be comfortable?
V:I don't know. That's a good question.
M:That's when you know you've found somebody special. When you can just shut the fuck up for a minute and comfortably enjoy the silence.
stupore
mai avevo immaginato di possedere tangibilmente un giunto pelvico, o ossa del bacino che dir si vogliano.
domenica io e seba samo stati sui colli torinesi in gita bucolico_corroborante. con plaid annesso. osservando seba serenamente rannicchiato sotto il sole mi pareva di scorgere il mio granitico genitore, che per tanti aspetti gli rassomiglia. e mi è capitato più di una volta di stendere distrattamente il braccio fuori dal perimetro del plaid, per incontrare con la mano la schiena del signor michele, e stupirmi dolorosamente che non fosse (mai) più li, al suo posto canonico, tiepidina e pelosamente rassicurante, nella posizione della sfinge. e ancor più dolorosamente realizzare che il signor michele non si sarebbe (mai) più premurato di rompere i coglioni, mendicando di poter leccare il fondo dello scatolino dello yoghurt.
il suo profilo di bel cane da slitta, stagliavasi in trasparenza contro il limitare del bosco, e la mia mano lo attraversava.
il fine settimana è trascorso pigro nella (mia) consapevolezza dell'aver (quasi) lambito le soglie del punto del non ritorno. ultima occasione, preziosa, propedeutica alla chirurgica disanima delle mie gesta, delle tentazioni a cui ho ceduto il passo senza opporre resistenza, del trogolo in cui ho infilato il muso, covando il pensiero segreto "che diamine, non accadrà mai che io mi tramuti in maiale" ma il gene della suinità è insito nella mia natura, sonnecchia latente, attende che io trovi il suddetto trogolo sugoso (tralasciamo la costituzione del contenuto del trogolo stesso: siano essi sassi, fette di lienzertorte o medicinali curiosi, la situazione non muta di una virgola) e mi ci getti affamata. e dal fondo dell'anima riaffiora prepotente lo stridere molesto del porco che mi possiede, e alto leva il grugno, e con una zampa lorda di merda mi tiene giù la testa, e io immemore subisco me stessa sorridendo.
sfido chiunque, gettando la testa in quella mangiatoia, a non sorridere.
per un po'.
fatto sta che durante una breve pausa tra un pasto e l'altro, ho rialzato il capo un po' stordita, e, più o meno chiaramente, ho visto.
e ho provato paura.
incurante del porco che mi azzanna le gambe e mi intima prepotente di tornare indietro, metaforicamente incurante del freddo, e dell'insonnia, e dell'ansia, fo dietrofont, prima di perdere la volontà di farlo, e macchiarmi d'esser complice della rovina di qualcun'altro. troppo pomposa? allarmista? smodatamente ricercata? fotte sega. io ho paura.
questo giovedì sera, con austera ed essenziale semplicità di mezzi e di idee verrà girato il video di violetta beauregarde. se vi va di partecipare e sapete di non starmi sui coglioni, ci si vede agli autoscontri della fiera di alessandria verso le nove. per info mandate email
ho appena sgamato l'agente, in mia assenza egli indossa il cappellino da pirla di cui avevo fatto menzione tempo fa, con sotto la bandana annodata. comincia a preoccuparmi e anche un po' a starmi sui coglioni. va bene la dissoterrazione dell'hip hop, che anche io ascolto ultimamente con rinnovato fervore, ma egli sta facendosi assorbire troppo da marginali aspetti estetici di un background alieno, per avere l'illusione di starci dentro un po' di più. egli per me ci sta già dentrissimo cosi come è, non abbisogna certo di questi ridicoli orpelli addizionali.
ma tanto so che gli spiriti jedi di robert nanna e blake schwarzenbach alitano ancora, silenti, sotto le ceneri, ed esploderanno vigorosi non appena egli si sarà rotto i coglioni di produrre basi campionando pezzi di sitar e compilation vetuste di musica negra, e di scaricare compilation di hip hop thailandese (peraltro ottime e geniali, grande addizione della nostra playlist quotidiana).
allora egli brandirà la chitarra e intonerà le note di boxcar e di collect from clark kent , e l'ordine primario verrà alfine ristabilito.
pleeease save me-eh-eeeehhhhh from the superpowers i dont believe in
save meeeeeeeee please
i'm lost and alone i can't come home i'm stuck in a phone booth
già da qualche giorno sogno, nei rari scampoli dormienti delle mie nottate, di recarmi in gran segreto alla biglietteria della stazione, e acquistare un prezioso biglietto di treno per il sudtirolo.
la città incantata è il più bel fottuto lungometraggio animato che io abbia mai visto.
l'agente persevera nel suo hip hop negrotrip.
non ha ancora capito che la summa dei Poteri del Negro non la si raggiunge con il rap, ma smazzando. al powernegro non fotte un cazzo dell'hip hop. con l'hip hop muori di fame. invece, alla maniera dei criceti, ti farcisci le guance di pallini di robba tagliata con lo zigulì alla fragola, la raschiatura d'intonaco e la neoborocillina, e vedrai il famoso agognato cash fioccare come la neve a Maribor.
con l'hip hop non sei il re di niente, sei solo il re del cazzo e della merda per fare una citazione colta, se smazzi sei l'imperatore e detieni il Potere.
comunque, oggi l'agente oggi stava sostituendo la camera d'aria bucata alla bicicletta, e uno spesso strato di lerciume e grasso gli è rimasto impresso sui palmi delle mani.
ha fatto irruzione nel salotto, correndo, estaticamente lieto, alzando le braccia
"hey , guarda, ho le mani nere! sono un negro! sono un negro!"
"i negri hanno i palmi delle mani bianche"
"ah, già".
silenzio.
ho come l'impressione che il cielo va giù
questo spazio inteso come cartina al tornasole dei cazzi miei comincia a risultarmi ostile, ciclità.
dimagrisco, indebolisco, appassisco. dodici chilogrammi sono un infante in meno caricato sulle spalle. due koala in meno saldamente aggrappati alle cosce, mentre mi diletto nell'arte di percorrere sentieri. ciò dovrebbe conferirmi il senso dell'etereo. ciononostante deambulo come sotto l'oppressione di una lastra di travertino che mi grava addosso, uniformemente su tutta la superficie corporea.
e ogni movimento traducesi in sforzo titanico per mantenere l'assetto bipede.
il Cappotto dell' Autoinumazione giace in un angolo, inutile, befardo e minaccioso. mi strizza l'occhio. mi esorta a non cantar vittoria.
egli infatti non ha torto.
che del resto non ho vinto alcuna guerra, e nelle battaglie in cui ho trionfato, ero illegalmente coadiuvata.
“Ciao bel negro . Ho detto, ciao bel negro!” (cit)
in questi giorni verso in condizioni fisiche pessime, aka languisco nel letto senza forze, aka sono preda inerme del tubo catodico.
Ieri notte e mezzora fa hanno trasmesso le ultime tre puntate di OZ. OZ, non OC, froci.
Già ne sento la mancanza, era un programma di grosso intrattenimento. Stasera ho persino fatto i pop corn per visionarlo assieme all’agente. L’unico telefilm in cui, in tre quarti d’ora di programmazione, ti becchi, di seguito, un detenuto che cava gli occhi a una guardia portoricana, un prete stupratore pedofilo inchiodato al pavimento della palestra da dei nazi, un alcolizzato gay a cui vengono fratturati tutti gli arti sempre dai suddetti detenuti nazi, contorno di cuochi negri che si accoltellano.
prima di OZ c’era il mauriziocostanzo. L’Agente mi apostrofa “la mia immagine sta perdendo smalto, devo fare qualche stronzata, subito, di modo che tu possa riportarla fedelmente sul tuo blog e incrementare la mia reputazione di pirla”. Chiariamo una cosa. Nessuno vuole bene all’agente come gliene voglio io. S'egli mi ordina di fare qualcosa per il suo proprio bene, io eseguo senza obiezione alcuna. Insomma la sfida odierna verteva su “scommetti che riesco ad ottenere un’erezione guardando il mauriziocostanzo?”
ce l'ha fatta.
plauso.
Messaggio criptato
Pssst, hey tu, Ministilo. Si, sto rivolgendomi proprio a te. Si, sei proprio tu, anche se qualcuno ha negato inn tua presenza, deficitando di testicoli.
Il tuo secondo nome era Figa a Ventosa.
"Ehi lì fuori, avete finito di giocare con la mia musica stronzi? ignoranti del cazzo, ragazzini di merda, rapper falliti andate a fare in culo. e non provate mai più a mancarmi di rispetto, stronzetti. il mondo è fatto così: più insulti la gente più la gente è contenta, più la gente è contenta, più la gente ti lecca il culo, più la gente ti lecca il culo, più ascolta la tua merda. ironia della sorte." (Bassi Maestro)
graham coxon con quegli occhiali sembra gabriele laporta da giovane
"c'ha llla robba. basta."
perchè siete andati a vedere danko jones?
sembra la versione negra di joe pesci. sul disco ha la batteria imbarazzantemente quantizzata. come lenny kravitz, e del resto la canzone del video è un plagio di una di lenny kravitz, ma almeno lenny gravitz è un negro divertente che fa sfoggio del suo amore per lo svago e il degrado e si circonda di mille puttanazze cocainomani. danko jones è un seguace del cosiddetto rock'nroll maffo con la batteria ultratriggerata, ma al massimo col trigger ci puoi fare un disco delle vibrazioni, mica un lp di aperte le virgolette musica rock'n'roll chiuse virgolette.
è mia umilissima opinione che il rock'n'roll lo si caghi fuori cosi come viene, e che non lo si editi con dodicimila plugin per farlo apparire patinato-ma-sporco
ve lo ricordate quel lemma ai più oscuro? lo-fi? vi ricorda niente?
siete dei pirla.
my friends are getting famous vol 68264872462874
su XL della repubblica c'è l'intervista agli uochi toki. XL dice che sono il gruppo preferito di capparezza. c'è anche una loro foto. volgo indietro lo sguardo e sorrido pensando all'ex coinquilino, che ora campeggia sulla pagina del giornale in posa vagamente affettata con lo sguardo all'aria; ma io preferisco ricordarlo quando vagava per alessandria fotografando con la mia macchina cestini della spazzatura e cartelli stradali da consegnare come materiale fotografico per interviste e bio, che la sua faccia non doveva comparire su alcun supporto mediatico. o tempora.
d'altro canto non capisco perchè l'agente questo mese abbia speso dei soldi per comperare XL. come non capisco perchè dei black block non abbiano ancora sfondato le finestre della redazione lanciandogli delle molotov. e poi, come visto nel giustiziere della notte tre, attendendone le persone infuocate che escono urlando dall'edificio per finirle a sventagliate di uzi.
se c'è un argomento interessante o meritevole di approfondimento, una nicchia culturale non ancora sverginata dai media, un gruppo decente non ancora sputtanato, state sicuri che in un numero a caso di XL qualche giornalista del cazzo avrà modo di corromperlo, svilirlo, sputtanarlo arbitrariamente, descriverlo sommariamente, crarne hype del cazzo della durata di un quarto d'ora. oh si anche gli altri periodici sono dediti a questa forma di scempio. ma io sono dell'opinione che XL vi riesca magistralmente, e abbia raggiunto una sorta di primato in questo.
abbiamo in sunto capito che versate in condizioni disperate, poichè il panorama musicale italico è una sbadigliante merda e abbisogna di linfa vitale per apportare lettori al vostro infimo giornaletto. e che di meglio non v'è che fare leva sulla brama di validazione mediatica di noi poverelli gruppetti morti di fame del (intro: roboare di trombe) panorama musicale indipendente italiano (outro: roboare di trombe) ed estrocere miserevoli interviste, che verranno a loro volta rielaborate da alrettanti gornalistelli qualunquisti e falliti.
ma bando alle futili fegnacce attitudinali, passiamo ad argomenti maggiormente pregni di serietà ed importanza nella mia vita.
lei si chiama Aloe, e io la amo.
io sono qui tu dove sei (cit)
Risulterò oltremodo patetica e financo offensiva agli occhi di chi ha vissuto perdite di maggiore rilevanza.
Ma nonostante fossi solo uno stupido cane, Signor Michele, adesso mi sento deficitaria di un consistente pezzo di puzzle. E, aspetto di utilità nulla, cerco di ricostruire mentalmente cosa io stessi pensando o dicendo a mille km di distanza da te, sfrecciando su una Panda verde tra le agavi e i fichidindia, verso Siracusa, mentre tu spiravi sul lettino ambulatoriale in quel di Bergamo. Tentavo invano di fotografare l’Etna accucciata sul sedile posteriore. La mia prima visita sull’Isola, coincidente con il mio primo tentativo di colonizzazione musicale della stessa. Scrivevo fregnacce random scritte su un taccuino, poiché auspicavo che non sarebbero bastate né le fotografie, né il mio sguardo allargato a fagocitare situazioni e paesaggi. Eppoi perché fa fico il diario di viaggio, ed era mio puntiglio darvi in pasto quattro stronzate al mio ritorno.
Un po' provo vergogna di me stessa, che non versai due giorni di lacrime nemmeno per il mio amato nonno, quando morì anni fa. Sono in apprensione per mia madre, piango immaginando lei che singhiozza ripulendo per l'ultima volta i tappeti e i pavimenti sporchi di cane bianco. Piango pensando alla solitudine di un corpo di cane inanimato, sepolto in una cella frigorifera. Per questo motivo mesi fa gli avevo preventivamente predisposto un'adeguata sepoltura, sulla pelle del braccio destro, in mezzo a un turbinio di foglie di acero rosso, dove mi illudo non sarà mai carcassa, mai preda di malattie, mai consunto Il Signor Michele ci ha trotterellato di fianco per sedici anni.
il report sulla sicilia è scritto a mano su un taccuino cartaceo. magari tra poco lo trascrivo qui sopra.
quand'ecco che si palesa una faccia di minchia
eccomi di ritorno.