FLANGER DAL CAVALCAVIA

oh, no, di nuovo.
mercoledì, novembre 05, 2008

distici elegiaci

cash advances and jenny's back on campus
i can't believe that it's september
said jenny "what's the story",
all the chicks in her sorority
asked her how she spent the summer
she said "i interned at some law firm,
i got a little sunburned
i saw some raver kid get murdered
i met a guy, and this guy i met he got me high
and the drum and bass sounds a lot like rollin' thunder
and the blue looks beautiful as it tops off the torch
you don't have to go inside to buy, you can buy it off the porch"

"twenty-seven lovers in the back half of the summer
i know you think that's way too many
but the exs make me feel sexy
and the sex makes me feel empty
and the alcohol destroys me
and i did it in a disco
with some guy from san francisco
who looked a lot like roger daltry"
"and the night of all that bloodshed
i was kissin' on some crackhead
who said he knew about a party,
he keeps it in his mouth in those crazy chipmunk cheeks
i gave him fifty and he kissed me, spit a little treat between my teeth".
i think we're starting to peak

woke up at some hedonistic rodeo
with cowboys kissing cowboys,
trading magazines for videos
god bless the radio, all that fine fine music without all the messed up musicians
and dwight's a magician, he gets sensible people makin' terrible decisions

in verità vi dico alle ore 14:32 | Permalink
lunedì, settembre 22, 2008

"THE WINNER IS GONNA GET ONE HUNDRED THOUSAND DOLLARS" "ONE HUNDRED THOUSAND DOLLARS? THAT'S ENOUGH TO BUY SLAVES"


mesi fa sostenevo che impostare parte della propria esistenza sulla fruizione di attimi fuggenti vissuti in clandestinità fosse una sorta stato di grazia o di privilegio.


ecco, era una grossa puttanata.



in verità vi dico alle ore 20:43 | Permalink
lunedì, settembre 22, 2008

hava nagilah hava nagilah hava nagilah ve 'nis mecha!

da oggi in poi ritorna ad essere attivo questo blog. essendo che i tre quarti abbondanti di voi presentano un notevole ottundimento mentale aka la vivacità cerebrale di una mungitrice elettrica, ho deciso di copincollarlo sul blog di myspace per coprire una maggiore fetta di utenza aka venire incontro a tutti coloro che non sanno cliccare su un collegamento ipertestuale aka link. poichè nella media dei commenti nessuno ha mai nulla di interessante da comunicarmi, a parte gli amichetti che ho nella vita reale, ed essendo questo, come da traduzione letterale dall'idioma anglosassone, il "mio spazio", ed essendo altresì che io, sul "vostro spazio" non ho mai rotto i coglioni, come è sempre stato e cosi sarà voi non li rompete sul mio. chiaro e circolare.


il sabato pomeriggio prima della mia partenza per il sudtirolo, il signor Brundo mi faceva notare come spesso, in modo orrendamente e ridicolmente tragico, la punizione per nostre malefatte, azioni sconsiderate, vigliaccherie, infamate, prese di posizioni comode sulla breve distanza, rivelatesi poi un cucchiaio da minestra rigirato nel culo sulla lunga (questa scena l'ho vista nella sesta serie di OZ, e OZ è sempre veritiero sull'amarezza della vita, e il tipo che si beccava la cucchiata nel culo urlava come un verro sgozzato, quindi la cucchiata nel culo è effettivamente dolorosa), dicevo le conseguenze negative indotte dai nostri comportamenti riprovevoli solgono risolversi spesso nel compimento dell'azione infame stessa; perchè lordarsi le mani e la coscienza di sangue quando, da una confortevole distanza di sicurezza puoi assistere, inforcati i ray ban contraffatti, al decadimento, alla miseria, al ridicolo, al susseguirsi di raffazzonati tentativi di stare a galla nella merda, mentre la vita ti tiene la testa sotto e tu ti dibatti tra schizzi e gorgoglii, e quando riaffiori per prendere aria il tuo sorriso dice "questo è il migliore dei mondi possibili",

ma allora com'è che ti si vede quasi solo il bianco degli occhi come ai vitelli recalcitranti sulla porta del mattatoio

tocca indossarli piu spesso quegli occhiali da sole.
il signor Brundo non dice cazzate. anche se per quel che mi riguarda, essendo io di indole nervosa e impaziente (aka la classica merda che apre i regali di natale due giorni prima) non considero una scorrettezza morale l'accelerare il processo mediante spintarella impercettibile a coloro che indugiano sul bordo della Vasca di Merda. tra l'altro il signor Brundo tre venerdi fa mi ha vomitato in testa, io festeggiavo la mia prima uscita dopo due mesi, eravamo sulla macchina dell'ottimo e simpatico Lace, amico dell'agente, che ci stava riportando tutti a casa. io dormivo il sonno dei giusti poichè non ho piu il fisico per stare sveglia fino alle 4 del mattino, l'agente limonava con una tipa random, chissà se la tipa si ricorda di sto fatto, e Brundo collassava, nondimeno rigozzandomi sulla sommità del capo. quale onta, per una volta che sto in giro senza distruggermi e senza rischiare la morte per collasso cardiocircolatorio o autocombustione degli organi interni. Lace ci ha fatto scoprire su myspace questo gruppo grind formato da due tipi piu un pappagallo che canta , la gag del mese che ci ha allietato qulche decina di minuti per un pomeriggio di agosto. lui asserisce pure che vorrebbe formare un gruppo grind con un maiale che canta, ma a mio parere sicuramente ci ha già pensato qualcuno, oppure dei bambini down che urlano o che emettono dei versi di gioia; questo mi pare già piu interessante, avete presente i down che urlano quanto sono fighi? anche visivamente, ma quello sarebbe una parte secondaria e/o trascurabile; il gruppo coi down è piu il classico progetto che trova la sua ragion d'essere su myspace, nel contest di chi mette su il gruppo con le caratteristiche piu originali. ma poi un down è capace di tenere il profilo del gruppo? ci sono profili myspace di gente trisomica?


gli anni 90 saranno gli anni 80 del 2010
ormai si può con tranquillità affermare che io abiti a bologna, per ora. bologna e gomorra. tornerò su questo concetto nei prossimi giorni. qui a bologna frequento poche selezionate persone, ma di fatto sono tutti amici esseri umani di sesso maschile. credo che dovrei iniziare a considerare l'idea di trovarmi delle amichette, o conoscenti che dir si vogliano. per fare quelle puttanate simpatiche femminili tipo lo shopping, o accompagnarsi al cesso a rifarsi il belletto quando si è nei locali, accogliere gli sfoghi sul pusillanime fidanzato di turno, vedere dei filmetti, l'aperitivo o frivolezze del genere.
per le altre cose piu interessanti sono meglio gli amici uomini, e non è una questione di carattere sessuale, è semplicemente che fanno piu ridere.
con le donne è ok una qualche pseudoamicizia all'acqua di rose, che non impegni troppo ma che sia di presenza, un po' come quando scegli di comprarti un criceto perchè sennò un cane non riusciresti a gestirtelo, un riempitivo che non ti coinvolga a livelli troppo profondi, dimodochè, quando l'amichetta cerca di mettertelo al culo per qualche stupido femminile motivo di rivalità/invidia/egocentrismo, tu ti sai scansare prontamente e proseguire elegante per il tuo cammino.
non dovrebbe essere difficile, in teoria, farmi delle pseudoamicizie a bologna dato che la città pullula di esemplari femminili. esemplari femminili sfacciatamente ricettivi-propositivi alla copula eterosessuale tra l'altro. palesemente sopra la media delle città italiane o per lo meno cosi mi hanno edotto le mie frequentazioni maschili. dicevo ormai sono molti mesi che giro per questa città solo ed esclusivamente con uomini, che in quanto uomini, goliardizzano e testosteronizzano a ciclo continuo. e io lì ad ascoltare, un po' pascendomi della loro allegria un po' con occhio etologico alla konrad lorenz.
e le loro continue, instancabili scansioni predatorio-sessuali, 24/7, tre sei cinque su tre sei cinque, hanno creato una lente deformante attraverso la quale io guardo le femmine di bologna. una sorta di stimolo pavloviano continuo, che quando le scorgo per le vie, me le rende tutte simili a dei quarti di bovino appesi , di razze e provenienze diverse, ma sempre vacche squartate rimangono. io non vedo piu delle ragazze ma dei manichini di carne alla mercè dei commenti dei miei compari, cosi come in zootecnia troviamo la vacca Chianina, La Bruna Alpina, La Jersey, la Frisona o la South Devon, cosi sotto i portici ci sono le salentine, i puttanoni da rave, i puttanoni da club, i puttanoni hip hop, le fighe di marmo, quelle di legno, quelle biologiche, quelle eque e solidali, le autoctone, e via dicendo. e io in tutta sincerità non ho idea di come si usi approcciare un quarto di vacca ai fini di una conoscenza amichevole cosi pur parler. non so che dire, non so come comportarmi, non so come pormi; non avendo interessi di natura sessuale nei loro confronti e non dovendo convincerle a varcare la soglia di camera mia E non dovendomi inventare delle puttanate per farle sentire speciali o rendermi affascinante al fine di copulare, piu che un tirato sorriso e un "come va" circostanziale non riesco ad emettere.
non troverò mai un'amichetta per fare lo shopping qua a bologna.

sull'essere l'Antimateria ambulante, o Motosega di Damocle

Comprendi cosa sia il Potere quando fissi una persona nelle palle degli occhi, e d'un tratto realizzi, con stupore sommo, di possedere la facoltà di disintegrargli l'esistenza, nel giro di tre secondi, solo pronunciando 5 (cinque) (V) parole.
E tuttavia, comprendi pure che un modo ben più alto e nobile di esercitare il Potere, è, semplicemente, scegliere di non esercitarlo, e girarti dall'altra parte; ingoiando la bomba a mano senza sicura che stavi stringendo nel palmo, e facendotela esplodere nelle budella.

sono stanca.
in verità vi dico alle ore 17:45 | Permalink
giovedì, luglio 31, 2008

c'è chi può e chi non può. noi può.

chris scrive (19.01):
fulvio è appena partito in tour per l'america e noi siamo in italia a deprimerci
violetta scrive (19.01):
ah è appena andato via
ecco perchè pochi giorni fa voleva che gli facessi la ceretta sulla schiena
in verità vi dico alle ore 19:07 | Permalink
giovedì, giugno 26, 2008

dirty kitchen infinity

sono momentaneamente tornata ad alessandria,
l'agente di ritorno dal lavoro getta un sorriso emicircolare sulla cucina/saladapranzo/cameramia

"questa casa è piu bella quando ci sei te"

"per forza, quando ci sono io la casa è pulita"

in verità vi dico alle ore 22:56 | Permalink
lunedì, giugno 16, 2008

non solo gentile. sono semplicemente fobica nei confronti del rifiuto.

in verità vi dico alle ore 23:29 | Permalink
lunedì, giugno 16, 2008

dura lex

damir scrive (17.58):
gauri
esiste una via di mezzo
fra tutto e niente
fra milano e un rifugio alpino

the blue pretzel scrive (17.59):
NO

in verità vi dico alle ore 18:01 | Permalink
giovedì, giugno 05, 2008

yr not visible. go visible!

P.A.Z.Z.I.N.I. scrive (3.40):
se ci fossimo sposati a quest'ora non saremmo piazzati così.

beng beng. scrive (3.40):
no infatti.
a quest'ora saremmo morti.

P.A.Z.Z.I.N.I. scrive (3.40):
ahahahahaha

beng beng. scrive (3.40):
sai che cosa voglio scritto sulla mia lapide
"shit happens"

P.A.Z.Z.I.N.I. scrive (3.40):
io voglio

P.A.Z.Z.I.N.I. scrive (3.41):
"porco dio"

noblesse oblige.
in verità vi dico alle ore 03:42 | Permalink
giovedì, maggio 29, 2008

ma-ma-mancano i bassi

P.A.Z.Z.I.N.I. scrive (19.27):
c'è ******* che non è mai stata a torino,

P.A.Z.Z.I.N.I. scrive (19.27):
magari la portiamo là e becchiamo gli altri e facciamo serata

the blue pretzel scrive (19.27):
ottimo
******* è molto bella e giovane, io direi,
portiamola dai negri in Corso Principe Oddone,

the blue pretzel scrive (19.27):
e scambiamola con 95 pezzi di crack
POI, becchiamo gli altri e facciamo serata

homo homini lupus.

heidi666 is back. ci scusiamo per il disaggio.
nel frattempo ricordatevi che

in questo live non sarà contemplata una performance urlante ma vi intratterrò con l'ausilio del portatile, ableton live e del bordello random in cassa dritta da me prodotto.
questo sulla carta, in realtà ho preparato un mp3 di 45 minuti con tutti i pezzi già pronti, da far suonare mentre gioco al pinball di  windows e mi fingo affaccendata sul live medesimo.





accorri numeroso.
in verità vi dico alle ore 19:42 | Permalink
lunedì, aprile 14, 2008

DLING DLONG.


tra i vari messaggi promozionali di spingimento di produzioni a cui collaboro, cazzi miei, concerti miei e di amici e uscite di side project imbecilli, c'è pure l'angolo dell'endorsing!

COMPRATE ABBIGLIAMENTO ITZEVIL
(click)


Itzevil! i vestiti che stanno bene alla gente che non sta bene.
supportate itzevil (si legge izzìvol e non izzevil come dice un mio amico di termoli) e onoratene i relativi Megadirettori Generali  Camilla e Vincenzo, andate all'inidirizzo myspace soprafornitivi e dategli i vostri cazzo di soldi.



What good are the times that I catch you alone? It took an eternity 
and I forgot what I wanted (cit.)

è primavera, diocane, e io voglio un pretzel e portarti a vedere le marmotte.

i veri uomini mangiano pretzel e guardano le marmotte e io ho un alta stima della tua veriuominità.

eh. Lo so che è dura ammettere di amare una marmotta.



in verità vi dico alle ore 17:30 | Permalink
domenica, marzo 23, 2008

la nuova rubrica: i consigli di Lapalisse


se non vuoi stare in quel posto, alzati e recati nel luogo in cui vorresti stare, porcodio
in verità vi dico alle ore 18:28 | Permalink
venerdì, marzo 21, 2008

hey tu porco levale le mani di dosso

diffidate di coloro che affermano di non avere nulla da nascondere: in realtà, è solo che hanno già provveduto a cancellare tutte le prove a loro carico.

in verità vi dico alle ore 14:33 | Permalink
martedì, marzo 04, 2008

"I broke up with this girl, and they put me with a psychiatrist who said, "Why did you get so depressed, and do all those things you did?" I said, "I wanted this girl and she left me." And he said, "Well, we have to look into that." And I said, "There's nothing to look into. I wanted her and she left me." And he said, "Well, why are you feeling so intense?" And I said, "Cause I want the girl." And he said, "What's underneath it?" And I said, "Nothing." He said, "I'll have to give you medication." I said, "I don't want medication. I want the girl." And he said, "We have to work this through." So, at that point, I took a fire extinguisher from the casement and struck him across the back of his neck."

non sono morta, è solo che dovrei assumere una segretaria.

sto scrivendo un aggiornamento polposo, nel frattempo vi lascio con questa locandina-promemoria, inutile forse,  visto che, come al solito, un'orda di ottomila gagnetti di età compresa tra i dodici e i diciottanni è già attesa ad ingombrare il pavimento danzante del rashomon, renderne inutilizzabili i sistemi di uscita di sicurezza, allungare la lista degli iscritti al s.e.r.t. di Villa Maraini, inventarsi turbe psichiche inesistenti ("mamma mamma! portami al CIM magari incontriamo pure quelli der truceklan, je chiedo l'autografo e mi faccio pure insegnare a falsificare le ricette del Minias) e belare all'unisono

a noyz! a noyz! famose na foto insieme

e se non venite al release party, addatevi qui myspace.com/bestoutnow ed acquistate senza indugio il quisottopubblicizzato mixtape (i feat li leggete sulla locandina)


mercoledi 5 marzo in quel di Roma




questa è la lista dei disadattati on stage

Noyz Narcos
Gengis Khan
Il Turco (GDB)
Dj Syne
Supremo 73(GDB)
Zinghero
Duke Montana
Mystic 1
Chicoria
1 Zuckero
Santo Trafficante
Benetti Dc
Cole
Miss Violetta Beauregarde
Costa
Inoki (da confermare)








in verità vi dico alle ore 05:14 | Permalink
domenica, marzo 02, 2008

different strokes

lettera aperta di woodie aulin a carlo pastore:
caro carlo pastore,
cosa devo fare per andare a your noise?





lettera aperta di miss violetta a carlo pastore

caro carlo pastore,
i tuoi maglioni da frocio sono ridicoli.





io e l'agente vogliamo evidentemente cose diverse dalla vita.





in verità vi dico alle ore 18:02 | Permalink
domenica, febbraio 24, 2008

sapete, clerks 2 è un film del cazzo. nessun uomo mollerà la ragazza che deve sposare per mettersi con voi.

in verità vi dico alle ore 03:29 | Permalink
giovedì, febbraio 21, 2008

qualcuno dica ai milanesi hype che la camicia a quadri buttava nel 93 ai concerti degli alice in chains

in verità vi dico alle ore 12:05 | Permalink
mercoledì, febbraio 20, 2008

comunicazione di servizio
spiacente, ma non accetto lezioni di vita da un teletubby.




in verità vi dico alle ore 10:00 | Permalink
lunedì, febbraio 18, 2008

Una notte, verso la fine d'agosto, proprio nel colmo della peste, tornava don Rodrigo a casa sua, in Milano, accompagnato dal fedel Griso, l'uno de' tre o quattro che, di tutta la famiglia, gli eran rimasti vivi. Tornava da un ridotto d'amici soliti a straviziare insieme, per passar la malinconia di quel tempo: e ogni volta ce n'eran de' nuovi, e ne mancava de' vecchi. Quel giorno, don Rodrigo era stato uno de' più allegri; e tra l'altre cose, aveva fatto rider tanto la compagnia, con una specie d'elogio funebre del conte Attilio, portato via dalla peste, due giorni prima.

Camminando però, sentiva un mal essere, un abbattimento, una fiacchezza di gambe, una gravezza di respiro, un'arsione interna, che avrebbe voluto attribuir solamente al vino, alla veglia, alla stagione. Non aprì bocca, per tutta la strada; e la prima parola, arrivati a casa, fu d'ordinare al Griso che gli facesse lume per andare in camera. Quando ci furono, il Griso osservò il viso del padrone, stravolto, acceso, con gli occhi in fuori, e lustri lustri; e gli stava alla lontana: perché, in quelle circostanze, ogni mascalzone aveva dovuto acquistar, come si dice, l'occhio medico.

- Sto bene, ve', - disse don Rodrigo, che lesse nel fare del Griso il pensiero che gli passava per la mente. - Sto benone; ma ho bevuto, ho bevuto forse un po' troppo. C'era una vernaccia!... Ma, con una buona dormita, tutto se ne va. Ho un gran sonno... Levami un po' quel lume dinanzi, che m'accieca... mi dà una noia...!

- Scherzi della vernaccia, - disse il Griso, tenendosi sempre alla larga. - Ma vada a letto subito, ché il dormire le farà bene.

- Hai ragione: se posso dormire... Del resto, sto bene. Metti qui vicino, a buon conto, quel campanello, se per caso, stanotte avessi bisogno di qualche cosa: e sta' attento, ve', se mai senti sonare. Ma non avrò bisogno di nulla... Porta via presto quel maledetto lume, - riprese poi, intanto che il Griso eseguiva l'ordine, avvicinandosi meno che poteva. - Diavolo! che m'abbia a dar tanto fastidio!

Il Griso prese il lume, e, augurata la buona notte al padrone, se n'andò in fretta, mentre quello si cacciava sotto.

Ma le coperte gli parvero una montagna. Le buttò via, e si rannicchiò, per dormire; ché infatti moriva dal sonno. Ma, appena velato l'occhio, si svegliava con un riscossone, come se uno, per dispetto, fosse venuto a dargli una tentennata; e sentiva cresciuto il caldo, cresciuta la smania. Ricorreva col pensiero all'agosto, alla vernaccia, al disordine; avrebbe voluto poter dar loro tutta la colpa; ma a queste idee si sostituiva sempre da sé quella che allora era associata con tutte, ch'entrava, per dir così, da tutti i sensi, che s'era ficcata in tutti i discorsi dello stravizio, giacché era ancor più facile prenderla in ischerzo, che passarla sotto silenzio: la peste.

Dopo un lungo rivoltarsi, finalmente s'addormentò, e cominciò a fare i più brutti e arruffati sogni del mondo. E d'uno in un altro, gli parve di trovarsi in una gran chiesa, in su, in su, in mezzo a una folla; di trovarcisi, ché non sapeva come ci fosse andato, come gliene fosse venuto il pensiero, in quel tempo specialmente; e n'era arrabbiato. Guardava i circostanti; eran tutti visi gialli, distrutti, con cert'occhi incantati, abbacinati, con le labbra spenzolate; tutta gente con certi vestiti che cascavano a pezzi; e da' rotti si vedevano macchie e bubboni. - Largo canaglia! - gli pareva di gridare, guardando alla porta, ch'era lontana lontana, e accompagnando il grido con un viso minaccioso, senza però moversi, anzi ristringendosi, per non toccar que' sozzi corpi, che già lo toccavano anche troppo da ogni parte. Ma nessuno di quegl'insensati dava segno di volersi scostare, e nemmeno d'avere inteso; anzi gli stavan più addosso: e sopra tutto gli pareva che qualcheduno di loro, con le gomita o con altro, lo pigiasse a sinistra, tra il cuore e l'ascella, dove sentiva una puntura dolorosa, e come pesante. E se si storceva, per veder di liberarsene, subito un nuovo non so che veniva a puntarglisi al luogo medesimo. Infuriato, volle metter mano alla spada; e appunto gli parve che, per la calca, gli fosse andata in su, e fosse il pomo di quella che lo premesse in quel luogo; ma, mettendoci la mano, non ci trovò la spada, e sentì in vece una trafitta più forte. Strepitava, era tutt'affannato, e voleva gridar più forte; quando gli parve che tutti que' visi si rivolgessero a una parte. Guardò anche lui; vide un pulpito, e dal parapetto di quello spuntar su un non so che di convesso, liscio e luccicante; poi alzarsi e comparir distinta una testa pelata, poi due occhi, un viso, una barba lunga e bianca, un frate ritto, fuor del parapetto fino alla cintola, fra Cristoforo. Il quale, fulminato uno sguardo in giro su tutto l'uditorio, parve a don Rodrigo che lo fermasse in viso a lui, alzando insieme la mano, nell'attitudine appunto che aveva presa in quella sala a terreno del suo palazzotto. Allora alzò anche lui la mano in furia, fece uno sforzo, come per islanciarsi ad acchiappar quel braccio teso per aria; una voce che gli andava brontolando sordamente nella gola, scoppiò in un grand'urlo; e si destò. Lasciò cadere il braccio che aveva alzato davvero; stentò alquanto a ritrovarsi, ad aprir ben gli occhi; ché la luce del giorno già inoltrato gli dava noia, quanto quella della candela, la sera avanti; riconobbe il suo letto, la sua camera; si raccapezzò che tutto era stato un sogno: la chiesa, il popolo, il frate, tutto era sparito; tutto fuorché una cosa, quel dolore dalla parte sinistra. Insieme si sentiva al cuore una palpitazion violenta, affannosa, negli orecchi un ronzìo, un fischìo continuo, un fuoco di dentro, una gravezza in tutte le membra, peggio di quando era andato a letto. Esitò qualche momento, prima di guardar la parte dove aveva il dolore; finalmente la scoprì, ci diede un'occhiata paurosa; e vide un sozzo bubbone d'un livido paonazzo.

L'uomo si vide perduto: il terror della morte l'invase, e, con un senso per avventura più forte, il terrore di diventar preda de' monatti, d'esser portato, buttato al lazzeretto. E cercando la maniera d'evitare quest'orribile sorte, sentiva i suoi pensieri confondersi e oscurarsi, sentiva avvicinarsi il momento che non avrebbe più testa, se non quanto bastasse per darsi alla disperazione. Afferrò il campanello, e lo scosse con violenza. Comparve subito il Griso, il quale stava all'erta. Si fermò a una certa distanza dal letto; guardò attentamente il padrone, e s'accertò di quello che, la sera, aveva congetturato.

- Griso! - disse don Rodrigo, rizzandosi stentatamente a sedere: - tu sei sempre stato il mio fido.

- Sì, signore.

- T'ho sempre fatto del bene.

- Per sua bontà.

- Di te mi posso fidare...!

- Diavolo!

- Sto male, Griso.

- Me n'ero accorto.

- Se guarisco, ti farò del bene ancor più di quello che te n'ho fatto per il passato.

Il Griso non rispose nulla, e stette aspettando dove andassero a parare questi preamboli.

- Non voglio fidarmi d'altri che di te, - riprese don Rodrigo: - fammi un piacere, Griso.

- Comandi, - disse questo, rispondendo con la formola solita a quell'insolita.

- Sai dove sta di casa il Chiodo chirurgo?

- Lo so benissimo.

- È un galantuomo, che, chi lo paga bene, tien segreti gli ammalati. Va' a chiamarlo: digli che gli darò quattro, sei scudi per visita, di più, se di più ne chiede; ma che venga qui subito; e fa' la cosa bene, che nessun se n'avveda.

- Ben pensato, - disse il Griso: - vo e torno subito.

- Senti, Griso: dammi prima un po' d'acqua. Mi sento un'arsione, che non ne posso più.

- No, signore, - rispose il Griso: - niente senza il parere del medico. Son mali bisbetici: non c'è tempo da perdere. Stia quieto: in tre salti son qui col Chiodo.

Così detto, uscì, raccostando l'uscio.

Don Rodrigo, tornato sotto, l'accompagnava con l'immaginazione alla casa del Chiodo, contava i passi, calcolava il tempo. Ogni tanto ritornava a guardare il suo bubbone; ma voltava subito la testa dall'altra parte, con ribrezzo. Dopo qualche tempo, cominciò a stare in orecchi, per sentire se il chirurgo arrivava: e quello sforzo d'attenzione sospendeva il sentimento del male, e teneva in sesto i suoi pensieri. Tutt'a un tratto, sente uno squillo lontano, ma che gli par che venga dalle stanze, non dalla strada. Sta attento; lo sente più forte, più ripetuto, e insieme uno stropiccìo di piedi: un orrendo sospetto gli passa per la mente. Si rizza a sedere, e si mette ancor più attento; sente un rumor cupo nella stanza vicina, come d'un peso che venga messo giù con riguardo; butta le gambe fuor del letto, come per alzarsi, guarda all'uscio, lo vede aprirsi, vede presentarsi e venire avanti due logori e sudici vestiti rossi, due facce scomunicate, due monatti, in una parola; vede mezza la faccia del Griso che, nascosto dietro un battente socchiuso, riman lì a spiare.

- Ah traditore infame!... Via, canaglia! Biondino! Carlotto! aiuto! son assassinato! - grida don Rodrigo; caccia una mano sotto il capezzale, per cercare una pistola; l'afferra, la tira fuori; ma al primo suo grido, i monatti avevan preso la rincorsa verso il letto; il più pronto gli è addosso, prima che lui possa far nulla; gli strappa la pistola di mano, la getta lontano, lo butta a giacere, e lo tien lì, gridando, con un versaccio di rabbia insieme e di scherno: - ah birbone! contro i monatti! contro i ministri del tribunale! contro quelli che fanno l'opere di misericordia!

- Tienlo bene, fin che lo portiam via, - disse il compagno, andando verso uno scrigno. E in quella il Griso entrò, e si mise con colui a scassinar la serratura.

- Scellerato! - urlò don Rodrigo, guardandolo per di sotto all'altro che lo teneva, e divincolandosi tra quelle braccia forzute. - Lasciatemi ammazzar quell'infame, - diceva quindi ai monatti, - e poi fate di me quel che volete -. Poi ritornava a chiamar con quanta voce aveva, gli altri suoi servitori; ma era inutile, perché l'abbominevole Griso gli aveva mandati lontano, con finti ordini del padrone stesso, prima d'andare a fare ai monatti la proposta di venire a quella spedizione, e divider le spoglie.

- Sta' buono, sta' buono, - diceva allo sventurato Rodrigo l'aguzzino che lo teneva appuntellato sul letto. E voltando poi il viso ai due che facevan bottino, gridava: - fate le cose da galantuomini!

- Tu! tu! - mugghiava don Rodrigo verso il Griso, che vedeva affaccendarsi a spezzare, a cavar fuori danaro, roba, a far le parti, - Tu! dopo...! Ah diavolo dell'inferno! Posso ancora guarire! posso guarire! - Il Griso non fiatava, e neppure, per quanto poteva, si voltava dalla parte di dove venivan quelle parole.

- Tienlo forte, - diceva l'altro monatto: - è fuor di sé.

Ed era ormai vero. Dopo un grand'urlo, dopo un ultimo e più violento sforzo per mettersi in libertà, cadde tutt'a un tratto rifinito e stupido: guardava però ancora, come incantato, e ogni tanto si riscoteva, o si lamentava.

I monatti lo presero, uno per i piedi, e l'altro per le spalle, e andarono a posarlo sur una barella che avevan lasciata nella stanza accanto; poi uno tornò a prender la preda; quindi, alzato il miserabil peso, lo portaron via.

Il Griso rimase a scegliere in fretta quel di più che potesse far per lui; fece di tutto un fagotto, e se n'andò. Aveva bensì avuto cura di non toccar mai i monatti, di non lasciarsi toccar da loro; ma, in quell'ultima furia del frugare, aveva poi presi, vicino al letto, i panni del padrone, e gli aveva scossi, senza pensare ad altro, per veder se ci fosse danaro. C'ebbe però a pensare il giorno dopo, che, mentre stava gozzovigliando in una bettola, gli vennero a un tratto de' brividi, gli s'abbagliaron gli occhi, gli mancaron le forze, e cascò. Abbandonato da' compagni, andò in mano de' monatti, che, spogliatolo di quanto aveva indosso di buono, lo buttarono sur un carro; sul quale spirò, prima d'arrivare al lazzeretto, dov'era stato portato il suo padrone.

in verità vi dico alle ore 15:54 | Permalink
domenica, febbraio 17, 2008

in verità vi dico alle ore 14:32 | Permalink
giovedì, gennaio 31, 2008

mai confondere il sentimento affettivo con la sindrome del cane legato al guard rail.

vi saluto sodomiti, oggi io e l'agente scendiamo nell'Vrbe per un po'.
e tu, mediocre lettore di questo blog, se stasera ti trovi a roma, accorri al circolo degli artisti che ci sono inoki, santo trafficante e malarazza (chicoria + duke montana + zinghero)
in verità vi dico alle ore 07:18 | Permalink
mercoledì, gennaio 30, 2008

un fiocco sugli scarti che intende rifilarti (cit)

l'oblio, sorridere senza motivo, le gambe liquefatte sul pavimento di linoleum e la cessazione istantanea della percezione del dolore, fisico e non.

il cervello impastato a una sacchettata di marsh mellows; la consapevolezza di costituire una presenza vezzosamente superflua, che se perpetrata si evolve in dannosa.
non è colpa di nessuno se il mondo è stronzo. ma è certamente colpa mia se non sono in grado di ergere delle difese valide contro di esso. e sono cazzi mia, soprattutto.
ma in questo momento le mere questioni esistenziali lievitano graziose ed evanescenti fino a dissiparsi a mezzaria


se ora esisto, è solo un dettaglio.





in verità vi dico alle ore 05:19 | Permalink
martedì, gennaio 29, 2008

"questa è la serata piu bella della mia vita!vado a pisciare"
questo film, all'apparenza una commediola leggera, è in realtà un alveo smisurato, trofico di mille quesiti esistenziali.
e contiene battute da citare sufficienti per i prossimi due lustri.

i lavori di sistemazione della nuova magione proseguono. è una sugosa pacchia abitare in un appartamento piccolo, confortevole, personalizzabile, in cui ogni oggetto è a portata di mano, e senza stanze enormi da riempire con non si sa cosa, strabordanti solo di punti interrogativi e di occhiaie. ora, com'è auspicabile i nostri problemi han fatto le valigie ed attraversato la soglia del nuovo rifugio con noi; ma in generale trovo l'esistenza meno disagevole avendo centro cittadino, centri commerciali, castorama, farmacia, aggiustatore di biciclette, pusher, ristorante cinese, stazione fs e cinema sotto casa; non piu risiedendo in una voragine nebbiosa distante, partendo da ogni punto cardinale, almeno km 3,5 da qualsiasi forma elementare di civiltà, e senza trasporti.
all'inizio arrivi in un posto simile e la romantica idealizzazione dell'isolamento ti fotte all'istante "fico, un eremo inespugnabile che supporterà la mia totale assenza di volontà di confrontarmi coraggiosamente col mondo esterno" poi passano gli anni, e cominci a sbriciolarti la minchia della contropartita, aka il vuoto pneumatico assoluto, la mancanza di stimoli, le rinunce e le restrizioni. se ti ammali e non hai nessuno a casa che pedali per 5 km verso la piu vicina farmacia ti attacchi al cazzo e passi le giornate delirando a letto con una pezzuola bagnata in fronte tipo le sorelle di rossella o'hara ammalate di tifo, in Via Col Vento; tre anni fa cadde quasi un metro di neve, all'epoca abitavamo io l'agente e napo (tra l'altro, acquistate l'ultimo ottimo cd in cui canta "la chiave del venti" split uochi toki/eterea, su burp records), e per tre giorni rimanemmo chiusi in casa murati vivi, poichè nessuno aveva voglia di spalare la neve in cortile e nel viale sterrato, ci decidemmo solo la mattina del 4° e solo perchè le derrate alimentari erano terminate.
è un dolce struggente rimembrare.

mi sto facendo pian piano un servizio di posate, coltelli e utensili da cucina nuovo, taccheggiando i supermercati del circondario. un vezzo casalingo che mi voglio levare, così.
qualche giorno fa era il turno dei cucchiai da minestra.
credo di non essere mai stata cosi tesa nel compiere un taccheggio, pensa che figura di merda se mi sgamano con sei cucchiai nella borsa, che gli dico? "non è come pensate!!li usiamo per mangiare o al massimo basarci la barella"

excusatio non petita accusatio manifesta, ah!
in verità vi dico alle ore 07:37 | Permalink
martedì, gennaio 29, 2008

gianni fa surf quanta roba si fa emme di emme a le pastiglie ed il crack sta canzone dei baustelle di cui trasmettono sempre il video è molto orecchiabile. forse il testo non dice proprio cosi. dentro al video c'è un ragazzo che è praticamente il sosia di vice cooler aka chris degli hawnay troof, gruppo con cui mi pregiai di suonare in tour svariati anni fa, cercatevelo su myspace.
vice cooler entrava in scena urlando, in scarpe da ginnastica calzettoni e slip di paillettes, ballava e si agitava come un derviscio per mezzora di concerto, spelvicava sul pavimento, faceva le piroette e i salti mortali atterrando apposta di ginocchia; ci narrò che con il suo altro gruppo, gli xbxrx, per un concerto volle sperimentare un ingresso pirotennico, e si presentò con i piedi avvolti da due palle di stracci imbevute di liquido per barbecue, a cui diede fuoco. ma il fuoco s'attaccò ai pantaloni e dovettero sedare l'incendio avvolgendo vice in una coperta.
l'ultima data del tour suonammo in un circolo arci in provincia di bolzano, credo utilizzato dalla locale amministrazione Sudtiroler Volkspartei come strumento di ghettizzazione e monitoraggio dei giovani sediziosi. credevamo non sarebbe arrivato un cane a vederci, invece il posto, sito a metri 1500 sul livello del mare, fece da bacino di raccolta dei disagiati alternativoidi di tutte le vallate circostanti.
come è noto, isolamento geografico uguale alienazione uguale disaggio uguale morte.
infatti chris non voleva suonare perchè aveva paura che i locals lo avrebbero inchiodato vivo alle travi della sala concerto. grande concerto e grande serata.una tizia spaccò un reggitastiera addosso a un amico suo per storie di ketamina scadente. capite l'eroismo? cogliete lo stile? voi vi pippate la ketch ai rave. loro, camminando nei boschi in mezzo alla neve perchè c'è appena quello. come deve essere stare in k-hole dentro a un bosco? tipo la sigla di Don Chuck Castoro, temo.
l'agente andava nei cessi delle tipe fingendosi americano, poi delle tipe lo sgamarono miserevolmente.
alla fine della serata, per deambulare dentro la sala, calpestavamo i corpi della gente collassata.
pernottammo presso dei locals che ci avevano messo a disposizione lo stube (fanculo, cercatevelo su google) per dormire. alle lignee pareti dello stube era appesa una croce con la supposta reliquia di un santo altoatesino X di cui non ricordo il nome.
per un ateo americano medio, l'europeoide concetto di reliquia è difficile da metabolizzare. sicchè chris staccò la croce dal muro e ci spelvicò sopra urlando "i'm going to hell!!!i'm going to helll!!!" ma in quel momento entrarono nello stube i padroni di casa, saponificando chris con lo sguardo; erano tipo le cinque del mattino e noi stavamo facendo troppo bordello, ed essi si erano alzati per andare in stalla a mungere le mucche. capite la situazione.
ed egli si liquefacette come sangue di san gennaro e scomparve tra le assi di legno del pavimento.


ieri era il Giorno della Memoria.
su rete4 davano schindler's list. ormai lo trasmettono ogni anno ad ogni giorno della memoria, un po' come Una poltrona per due alla vigilia di natale, o asterix e cleopatra il 26 dicembre.

in verità vi dico alle ore 06:00 | Permalink
venerdì, gennaio 25, 2008


sappiamo che lo bramate.

prodotta da LOU CHANO


guest producers:

DON JOE
FUZZY
ROUGH
NOYZ NARCOS
C.U.N.S.
GIORDY BEAT
GENGIS KHAN



starring:

NOYZ NARCOS
METAL CARTER
GEL
COLE
FABRI FIBRA
DUKE MONTANA
DANNO
KAOS
INOKI
CHICORIA
Mr P
DOGO GANG
SANTO TRAFFICANTE
BENETTI DC
MYSTIC 1
GENTE DE BORGATA
CRIPPLE BASTARDS
MISS VIOLETTA BEAUREGARDE
ZINGHERO
1 ZUCKERO
PINTA FACILE OI!
JULIA



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registrato da Lou Chano e Rough al Quadraro Studio, Roma
missato e masterizzato da Francesco "Fuzzy" Fracassi
editing e post produzione: Lou Chano
grafica: Scarful
logo: Trips Und Traume
foto: Albertine


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Prodotto da Propaganda
Stampato e distribuito da Universal



in verità vi dico alle ore 03:07 | Permalink
sabato, dicembre 29, 2007

Poichè di Ella è il Regno dei Ciechi

sono testè tornata da milano. sto frequentando un po' troppo milano ultimamente, forse. sono testè tornata da milano, con un paio di sneakers (vedete? "sneakers". non va bene. sto frequentando troppo milano ultimamente) da terrona, una bici quasi nuova comprata dagli albanesi fuori dalla stazione fs, nuovi segni di unghiate sul coppino e morsi sulle guance, e un inferocito strascico ormonale, tanto che al mio sfrecciare sulla mauntainbike i rami ghiacciati degli alberi fioriscono e fruttificano.
sto frequentando troppo milano ultimamente.
al mio ritorno la vecchia magione è ormai una spelonca vuota e inospitale abitata da qualche scatolone.
la vecchia magione è sempre stata una spelonca vuota e inospitale abitata da qualche scatolone. nella nuova Casa l'entropia ancora spadroneggia, ciononostante io e l'agente vi ci rifugiamo già come procioni nel sottotronco di un faggio. come nella vecchia abitazione non è successo mai.

è un fardello, un impegno a tempo pieno, ma pure un privilegio, oppure solo un altra cuccia scavata nella merda, il fatto che
il motore di tutte le attività che amo svolgere è lo stato di grazia per cui, ogni volta, è come se fosse la prima, MA trascorsa con l'ansia e la consapevolezza e la foga paranoica (per cui seguiti a voltarti indietro per controllare l'arrivo di un potenziale ostacolo e/o frapponimento tra te e lo stato di grazia; ma, cristo, nel frattempo chi ce la fa a smettere?), proprie del viver l'ultima?
siete delle teste di cazzo se ritenete che questo stile di vita sia basato sulla contingenza e sul vivere alla giornata.
vivere alla giornata il cazzo.
tocca faticare di continuo, per costituire se medesimi un substrato affinchè la novità attecchisca ma non vegeti, affinchè essa cresca ma non muoia, calibrare l'istinto, calcolare le mosse, rimanere di vedetta sulle zampe anteriori, fare a coltellate cogli ego propri e altrui, accettare lo stato di fugacità e instabilità anche nei momenti in cui non la si tollera

et consumimur igni






in verità vi dico alle ore 23:59 | Permalink
giovedì, dicembre 27, 2007

chi non viene ascolta electro

in verità vi dico alle ore 14:06 | Permalink
giovedì, dicembre 27, 2007

racconto di natale


premessa: questo è un racconto di Natale, scritto a quattro mani con il mio amico Mattia, detto Agata (myspace.com/lelunghecigliadiagata), in un oretta circa mentre conversavamo su msn messengèr. Mattia detto Agata è stato buona parte del suo Santo Natale a farmi compagnia sul messengèr poichè mi trovavo a casa da sola, malata e senza pranzo di Natale. È vero diocane, non ridete, per una sfortunata concatenazione di sventure mi sono ritrovata in codesta spiacevole situazione. Comunque  evviva Agata, a morte i traditori, come l’agente per esempio, che ieri sera è uscito dal lavoro e al posto di tornare a casa a farmi compagnia, assicurarsi che stessi bene e visionare con me la trilogia di Indiana Jones, Piramide di Paura e le prime tre serie di Futurama, ha preferito andarsi a sbronzare al pub per poi tornare alle sette del mattino e lamentarsi di essersi sbronzato al pub, con il suo cazzo di ridicolo New Era natalizio nero, oro e argento, non dissimile dalla carta per fare gli sfondi dei presepi, o dal cartone per le confezioni dei pandori deluxe, lui si che ha mangiato e fatto cenoni consumato generi alimentari e s'è pure sbronzato e starà giocando all'aspirapolvere umano con la sua amica cacariso tossica, che se un giorno mi gira il cazzo chiamo le guardie e gliele faccio arrivare in casa, dicevo l'agente si sta scialando mentre io sto a letto da due giorni a bere brodo fatto col dado, essendo che, dovendo traslocare, nessuno ha piu fatto spesa.

ah ieri era anche il compleanno dell'amico Cosimo. auguri amico Cosimo. Che sfiga il compleanno a Natale.

tornando al racconto: il corsivo è mio, il resto di Mattia detto Agata.

 


Mia Nonna, Justin e il Bambin Gesù
Di Agata e Miss Violetta Beauregarde

A Natale non si dovrebbero avere le piante dei piedi sporche. Ma io da due giorni cammino scalza sulle piastrelle melange dell'impiantito domestico.
A Natale non si dovrebbero mangiare panini al prosciutto, ma consumare vivande a base di prelibatezze e scodellarsi libagioni raffinate, attingendo direttamente dalla cornucopia dell'abbondanza.A Natale dovresti ricevere gli auguri della tua metà sentimentale che ti promette mille fausti giorni di gaudio e prosperità, e non l'sms di auguri dell'attore porno con cui hai girato la scena hard per pagarti l'affitto di una merdosissima stanza nel cuore di Centocelle (Roma).

Ma tu non possiedi una ca
nonica metà sentimentale.

E a natale non dovresti chiederti che giorno è, non dovresti improvvisare un mal di testa post sbornia per evitare di andare a prendere tua nonna moribonda che vive dall’altra parte di Milano, sapendo a priori che una volta che avrai le sue zampette incartapecorite tra le mani, mentre l’aiuterai a salire sulla macchina, non vorrai far altro che spezzargliele e coprire con un vaffanculo il suo urlare di dolore.
A Natale non dovresti pensare a quanta merda ti regaleranno.
A Natale dovresti volere solo la neve, forse. Ma nemmeno quella.

 

Però.
Però alla tele c'è Justin Timberlake live al Madison Square Garden di NY; Justin è un grosso. Justin non fa mai una stecca. Justin non sbaglia mai un passo. Justin è armonia, stile, perfezione, faccia di cazzo ma simpa, la quintessenza dell'Odioso, cioè del tipo che eccelle in tutto e non può nemmeno starti sui coglioni perchè non se la mena e sorride sempre. E io lo osservo dal mio divano letto autoprodotto, che alla bisogna si digievolve in Triclinio pomeridiano, troppo alla bisogna forse, giacchè sto iniziando ad accusare la formazione di piaghe da decubito come i vecchi.

 

Metto in muto Justin e attacco in sottofondo, nello stereo, i Port Royal. Scorrono liquidi come il latte sulla Bjork di Cunningham, i Royal sono degli ammazzavampiri e dato che ho bevuto barolo fino a sbrodolarmelo sulla felpa della festa e ho voglia di succhiare del sangue vergine, mi faranno del bene.
mi volto verso il mondo, che sta al di fuori dello schermo Apple, al di fuori delle stronzate agatiane, lontano dal mio Privat Party insonorizzato ai più e mi chiedo se davvero sia il caso di ritornarci in questo natale, se davvero c’è ancora qualcuno da salutare sul serio. Oppure sono solo sorrisi di plastica alla Black Hole Sun.

 

Una volta ho baciato uno dei Port Royal.

 

Una volta ho baciato uno dei Port Royal, uno degli Ammazzavampiri e il suo bacio aveva lo stesso sapore di quello che facevano sul palco, aspro. Confuso.

 

 Il Triclinio autoprodotto è la Torre di Cagliostro. è la Sacra Sindone, è la Sala Emergenza 1 di E.R. Medici in prima linea.
I visitatori di questa magione hanno presto imparato che non è abitudine sana entrare nella Sala del Triclinio e spalmarsi sul Triclinio medesimo, immemori e lascivi, per cercarvi il ristoro delle membra. A meno essi che non siano studiosi di malattie tropicali rare e mortali.

 

  Mia nonna, con quella testa grigiobluastra, con quell’espressione da Gollum, se ne fotterebbe della Regola Prima vigente nella Sala del Triclinio, si sdraierebbe anche nella culla di Nostro Signore venuto oggi al mondo, se la trovasse vuota. Perché lei è fatta così, è la vecchia stronza nei cartoni animati della Dysney. C’è sempre una vecchia stronza, che sia strega o nobildonna.   mi dice che per quest’anno niente regalo, perché ora lavoro e perché poi mi porta fuori a mangiare con tutti i nipoti, di cui mi fotto sega. Quel giorno starò con la mia ragazza, fottendomene sega di mia nonna, dei cugini, di Milano, del pianeta intero.

 

 

È Natale, e con le ultime due uova rimaste nel frigorifero ho confezionato una frugale frittata. Laonde, l'ho scodellata su un piatto di plastica bianca, per poi recarmi a consumarla dove, se non sul Triclinio. Come un nibbio o un barbagianni, che artigliato l'inerme scoiattolo si rifugia  nel nido a pasteggiare con esso.
Avevo il piatto poggiato sulle ginocchia.
Ho starnutito ed il piatto si è rovesciato e con esso il prezioso contenuto, sulla stoffa del materasso del triclinio.
E’ Natale, e ho finito le uova, e non ho mai imparato a deporle.

 

 Entra mio fratello, qui nella camera che ora sembra essere diventata sua esclusiva, dato che passo la maggior parte dei miei giorni in vagabondaggio ripiglio con consorte.
Mi dice che passerà il capodanno a casa di Caracciolo, l’attaccante della Samp, che ci saranno letterine e costantini, tette, culi, un paio di Magnum di Crystal e un paio di cervelli.
Faccio un cenno con il capo non schiodando gli occhi dalla biografia di Bill Viola e mi chiedo se ci sarà anche Cassano. Li vedo bene insieme quei due.
Poi i Port Royal sfumano nell’ultimo lamento, Justin inciampa nel concludere lo spettacolo, ma con stile. E faccio di cazzo.
Tutto finisce ed io prendo in mano il cellulare.

Sms:
A: Violetta
Testo: Mangiamo qualcosa insieme?
in verità vi dico alle ore 13:37 | Permalink
sabato, dicembre 22, 2007

notti danzerine nel capoluogo regionale della lombardia.
qualcuno spieghi ai milanesi che gli occhiali da vista non sono di alcuna utilità, se si indossa solo la montatura priva di lenti.


in verità vi dico alle ore 12:08 | Permalink
domenica, dicembre 16, 2007

Quando qualcuno dice:
questo lo so fare anch'io,
vuol dire
che lo sa rifare
altrimenti
lo avrebbe già fatto prima
(cit. B.Munari)

in verità vi dico alle ore 03:41 | Permalink
lunedì, dicembre 10, 2007

io sò il Dottore tu sei il Male Incurabile, che vuoi da me (cit. Benetti D.C.)
stavolta da una situazione interessante, puoi ricavare migolette di pane rotolate sotto il tavolo della mensa.
o tutt'al piu ti è lecito consumare un colpevole pasto tipo fantozzi, insipidamente all'impiedi e badando di masticare mentre il dottore nazi non ti guarda.
tu mancia!

ma a Noi (plurale majestatis) non è mai fregato molto nè della natura degli alimenti, nel del luogo e del tempo di consumazione. basta che nelle adiacenze sia sempre pronta una toilette e relativo WC con scarico funzionante.
io personalmente ho preso l'abitudine di non permanere in luoghi dove non sia ben visibile e raggiungibile il tasto di Espulsione Sedile.
buoiiiiiiing.


ah dimenticavo! incredibile dictu, stavolta non mi è consentito plasmare la situazione.
guardala dal lato positivo: e cogli la ghiotta opportunità di amministrarti l'emotività come se fosse il piano aziendale di una ditta di marmi e laterizi.


com'è che si diceva un tempo,
a buon intenditore, Barra Spaziatrice.


da una pubblicità di mtv: "libera il dj che è in te!"
anche no.
il dj, lasciatelo TUTTI QUANTI requiescere latente nelle pieghe dei vostri
layer di dignità.
grazie.






in verità vi dico alle ore 03:56 | Permalink